Dalla Passione alla Risurrezione
Una nuova lettura del Volto sindonico attraverso il confronto con il Volto Santo di Manoppello
di Antonio Teseo
studioso della Sindone di Torino e del Volto Santo di Manoppello
Da tempo conduco uno studio comparato della Sindone di Torino e del Volto Santo di Manoppello attraverso ingrandimenti digitali ad alta definizione. L'osservazione attenta dei particolari mi ha portato a individuare corrispondenze che riguardano non soltanto i lineamenti del volto e gli occhi, ma anche la struttura stessa dell'immagine.
Il confronto tra i due volti
Nell'aspetto sindonico riconosco linee di piegatura, punti d'incrocio tra le ripiegature e bande della trama del tessuto visibili in trasparenza. Questi elementi, secondo le mie osservazioni, sono riferibili al sudario sepolcrale di fine lino ritorto, a trama a tela, del Volto Santo di Manoppello (Vedi la fig. 1, in cui le frecce evidenziano il raffronto tra le pieghe e i punti d'incrocio delle ripiegature; e la fig. 2, che mette a confronto le bande di trama del Volto Santo nelle immagini 2 e 3 con l'aspetto sindonico dell'immagine 1).
È questo uno degli aspetti più importanti della mia ricerca, perché non riguarda soltanto la somiglianza tra due volti. Le pieghe, i loro punti d'incrocio e le bande della trama costituiscono infatti una struttura materiale che, attraverso l'immagine sindonica, sembra restituire particolari riconducibili al velo del Volto Santo.
Il confronto diventa ancora più significativo nell'analisi degli occhi.
Alcune porzioni degli occhi presenti nell'immagine sindonica, riportate alla stessa scala e sovrapposte al Volto Santo, mostrano corrispondenze che interessano particolari anatomici precisi e non soltanto la fisionomia generale (vedi fig. 3 e fig. 4).
La linea di piega del Volto Santo di Manoppello nel confronto comparativo con il Volto sindonico
Analizzando l'aspetto sindonico del volto, si individua una linea di piega verticale che interseca la regione oculare destra. Questa particolare discontinuità strutturale del tessuto trova un riscontro e un tracciato
con il delicato bisso del Volto Santo di Manoppello, dove la medesima linea di piega solca in modo netto i tratti del viso impressi sul tessuto. Dunque, dal confronto visivo e morfologico, si evidenzia che la linea di piega verticale che attraversa la regione oculare non è riferibile al telo della Sindone, bensì al Sudario del Volto Santo di Manoppello.
Nel dettaglio di questa analisi comparativa, la porzione di occhio situata a destra della linea di demarcazione della piega presenta una perfetta corrispondenza e sovrapponibilità in scala con i tratti somatici del Volto Santo. Al contempo, sul versante sinistro rispetto alla medesima piega, non si osserva una struttura anatomica simmetrica, bensì il riflesso di una parte chiara e luminosa che interrompe la continuità dell'immagine.
Pieghe, incroci delle ripiegature, bande della trama visibili in trasparenza e particolari degli occhi costituiscono così, nella mia ricerca, gli elementi attraverso i quali il volto della Sindone rimanda al Volto Santo di Manoppello.
Da queste osservazioni nasce la mia prima conclusione: nel volto sindonico si riconosce, per riflesso, il sudario sepolcrale del Volto Santo di Manoppello.
Il volto della Passione
Sul volto della Sindone sono visibili traumi, ferite, rivoli di sangue e macchie ematiche che documentano i segni della Passione.
Nel Volto Santo di Manoppello questi elementi assumono un aspetto diverso in relazione alle condizioni di illuminazione.
Con luce trasmessa e radente emergono maggiormente i traumi e le ferite nella loro fase di coagulo. La particolare trasparenza del velo permette infatti di osservare dettagli che nella visione ordinaria risultano meno evidenti.
Con luce riflessa e un supporto opaco posto dietro il velo, l'immagine cambia: il volto appare più disteso e le ferite si presentano nella forma di lesioni rimarginate e coperte dalle relative croste.
Nella mia interpretazione, questa variazione permette di osservare due momenti dello stesso volto: quello segnato dalla Passione e quello trasformato dopo la sofferenza.
Un'immagine scritta con la luce
A questo punto emerge un'altra caratteristica che considero fondamentale: la natura dell'immagine sindonica.
La mia osservazione evidenzia l'assenza di una deformazione riconducibile a una normale impronta da contatto. Un'immagine prodotta semplicemente dalla pressione di un corpo sul tessuto dovrebbe infatti risentire della geometria della superficie corporea.
Nell'immagine sindonica, invece, non riconosco questa deformazione.
Per questo utilizzo l'espressione “immagine scritta con la luce”.
Non intendo con ciò definire il meccanismo fisico attraverso il quale l'immagine si è formata, ma descrivere una caratteristica che considero essenziale: l'immagine conserva l'informazione del corpo senza presentarsi come una normale impronta deformata dal contatto.
L'istante della Risurrezione
Questa osservazione cambia il modo di leggere la Sindone.
Se non siamo davanti alla semplice impronta di un corpo morto, la domanda diventa:
che cosa ci mostra realmente l'immagine?
la Sindone conserva i segni di un corpo morto, ma l'immagine non sarebbe la rappresentazione della morte come stato conclusivo; sarebbe invece collegata all'istante del passaggio dalla morte alla Risurrezione.
È proprio in questo contesto che acquista particolare significato l'espressione evangelica “risurrezione dai morti”.
Questa espressione, nella prospettiva cristiana, non indica semplicemente che un uomo morto torna a vivere come prima.
La Risurrezione riguarda il passaggio dalla morte a una condizione nuova dell'esistenza.
Ed è qui che, nella mia interpretazione, assume un significato particolare l'uomo della Sindone.
L'uomo che vediamo sulla Sindone è ancora interamente segnato dalla Passione.
Sul suo corpo rimangono i traumi, le ferite e i segni della morte.
E tuttavia, se l'immagine è realmente collegata all'istante della trasformazione, quell'uomo non dovrebbe essere letto come l'uomo morto, ma come l'uomo della Passione colto sulla soglia della Risurrezione.
È sempre lo stesso corpo.
È lo stesso volto.
Sono le stesse ferite.
Ma la condizione sta cambiando.
Non si tratta quindi di contrapporre due uomini — quello morto e quello risorto — bensì di riconoscere, nella continuità del medesimo corpo, il passaggio dalla morte alla trasformazione.
La sequenza che emerge assume così un significato più preciso:
Passione → Morte → Trasformazione → Risurrezione dai morti.
La Sindone, nella mia lettura, si colloca proprio nel punto di passaggio tra queste due condizioni.
Conserva i segni della morte, ma l'immagine non sarebbe la registrazione di un cadavere.
Essa potrebbe essere la traccia del momento nel quale il corpo segnato dalla morte entra nella dimensione della Risurrezione.
È questo, a mio avviso, il significato più profondo dell'espressione “risurrezione dai morti” applicata all'uomo della Sindone: non il ritorno alla vita precedente, ma il passaggio dalla morte alla vita trasformata (Gv. 20. 24-29).
Il superamento della Passione nella Gloria
Poiché il Volto Santo rappresenta la Trasfigurazione di Cristo, la luce radiosa che impregna l'immagine non è un semplice effetto ottico del supporto, ma il simbolo visibile della gloria.
In questa visione, la luce intrinseca del volto investe, illumina e in un certo senso "supera" le tracce cruente della sofferenza terrena. I rivoli di sangue della Passione — così netti e drammatici sulla Sindone — appaiono qui come velati, assorbiti o resi meno percepibili proprio perché immersi nel fulgore della divinità e della resurrezione.
Sindone e Volto Santo
È questa la chiave attraverso la quale interpreto il rapporto tra i due teli.
Le corrispondenze anatomiche degli occhi collegano i due volti.
Le pieghe, i punti d'incrocio tra le ripiegature e le bande della trama visibili in trasparenza collegano l'immagine sindonica alla struttura del sudario sepolcrale di fine lino ritorto, a trama a tela, del Volto Santo di Manoppello.
I segni della Passione stabiliscono invece la continuità tra le diverse fasi dell'immagine.
Il confronto non mostra quindi, nella mia lettura, semplicemente due volti simili.
Mostra un rapporto tra il Volto della Passione e il Volto trasformato.
Conclusione
Le osservazioni condotte attraverso gli ingrandimenti digitali e le sovrapposizioni mi hanno portato a riconoscere una continuità tra il volto della Sindone e il Volto Santo di Manoppello.
Le corrispondenze degli occhi rappresentano un primo elemento. A esse si aggiungono le pieghe, i punti d'incrocio tra le ripiegature e le bande della trama visibili in trasparenza, che nella mia ricerca risultano riferibili al sudario sepolcrale di fine lino ritorto, a trama a tela, del Volto Santo di Manoppello.
Il secondo elemento riguarda i segni della Passione e la loro trasformazione nel Volto Santo.
Il terzo, decisivo, riguarda la natura dell'immagine sindonica.
La sua assenza di deformazione da contatto mi porta a considerarla non come una semplice impronta, ma come un'immagine scritta con la luce.
Ed è proprio questa caratteristica che mi conduce alla tesi centrale della ricerca:
Gesù non ci avrebbe mostrato attraverso la Sindone semplicemente il suo corpo morto, ma l'istante nel quale il suo corpo ritorna alla vita.
Nel volto riconosco il passaggio dalla Passione alla trasformazione: i segni della sofferenza rimangono, ma il volto appare trasfigurato.
La Sindone mostra così, nella mia interpretazione, il Volto della Passione nel momento della trasformazione; il Volto Santo di Manoppello ne manifesta il volto trasfigurato.
Dalla Passione alla Morte.
Dalla Morte alla trasformazione.
Dalla trasformazione alla Risurrezione.






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