Il Vangelo di oggi

MISERICORDIAE VULTUM IN AETERNUM ADOREMUS.."[O Dio] continua ad effondere su di noi il tuo Santo Spirito, affinché non ci stanchiamo di rivolgere con fiducia lo sguardo a colui che abbiamo trafitto: il tuo Figlio fatto uomo, Volto splendente della tua infinita misericordia, rifugio sicuro di tutti noi peccatori bisognosi di perdono e di pace nella verità che libera e salva. Egli è la porta attraverso la quale veniamo a te, sorgente inesauribile di consolazione per tutti, bellezza che non conosce tramonto, gioia perfetta nella vita senza fine .."(PAPA FRANCESCO)

Fotomontaggio realizzato da Antonio Teseo
L'ora in Manoppello:

METEO MANOPPELLO

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BLOG SENZA SCOPO DI LUCRO DI ANTONIO TESEO

domenica 18 ottobre 2026





 Studio Morfologico e Traumatologico Comparato: La Rielaborazione 3D del Volto Sindonico, la Maschera Insanguinata e la Corrispondenza con il Volto Santo di Manoppello


Di Antonio Teseo

studioso della Sindone di Torino 

e del Volto Santo di Manoppello 


1. Introduzione e Obiettivi della Ricerca


Nel campo degli studi sulle acheiropoiete, il confronto tra la Sindone di Torino e il Volto Santo di Manoppello rappresenta un'indagine di straordinario valore scientifico e teologico. Mentre la Sindone restituisce i tratti cruenti e sofferenti della Passione attraverso la sua inconfondibile "maschera insanguinata", il Volto Santo di Manoppello si manifesta su un finissimo tessuto di bisso con una limpidezza frontale unica.

Il presente studio si propone di dimostrare, attraverso una mia innovativa elaborazione tridimensionale (3D) del volto sindonico e la sua sovrapposizione geometrica con il Volto Santo, la perfetta e fedele corrispondenza anatomica tra i due reperti. L'indagine evidenzia come la maschera insanguinata della Sindone non subisca alcuna deformazione meccanica, ma conservi intatta la volumetria originaria del volto e la mappa meticolosa dei traumi, dei gonfiori, delle contusioni e degli ematomi.


 2. Metodologia di Analisi e Modellazione 3D della Maschera Insanguinata


L'indagine si articola attraverso passaggi metodologici rigorosi:

(a). Analisi della Maschera Insanguinata Sindonica:

Studio dettagliato della faccia di Gesù della Passione sulla Sindone, considerata non come una semplice impronta da contatto passivo, ma come una proiezione tridimensionale che custodisce l'integrità anatomica e la drammaticità delle lesioni cruente.

(b). Ricostruzione e Integrazione 3D:

Attraverso l'elaborazione tridimensionale, il volto sindonico viene analizzato nella sua volumetria nativa. L'utilizzo di un reticolo geometrico di precisione (da R1 a R11) permette l'allineamento millimetrico dei punti antropometrici chiave (commessure labiali, occhi, profilo nasale).

(c). Sovrapposizione con il Volto Santo:

L'immagine 3D della Sindone viene sovrapposta al Volto Santo di Manoppello, evidenziando come i tratti si specchino vicendevolmente da zigomo a zigomo. I chiarori laterali presenti nell'analisi non nascondono distorsioni, bensì definiscono i piani anatomici che volgono verso le guance, perfettamente coerenti con la struttura ossea e muscolare del volto.


3. Risultati: Analisi Traumatologica e Mappatura dei Traumi sulla Maschera


Dalla sovrapposizione tra la rielaborazione 3D della maschera insanguinata sindonica e il Volto Santo emergono evidenze cliniche e morfologiche di grande rilevanza:


Visualizzazione dei Traumi e Gonfiori:

La sovrapposizione consente di apprezzare chiaramente la localizzazione dei traumi contusivi, dei gonfiori e delle tumefazioni (in particolare nella regione zigomatico-malare e sul dorso del naso), confermando che l'anatomia sofferente della Passione impressa nella maschera insanguinata trova un riscontro speculare e puntuale in entrambi i teli.


Ematomi e Contusioni: 

Le zone di maggiore densità cromatica e i segni di percosse evidenziati dal modello 3D sulla maschera sindonica coincidono perfettamente con i tratti strutturali del Volto Santo, dimostrando che non vi è alcuna alterazione prospettica o distorsione materiale, bensì una rappresentazione fedele e coerente della fisionomia traumatizzata.

 

Continuità Morfologica:

Il confronto ravvicinato dimostra che la struttura del volto sottostante la maschera insanguinata è identica, confermando l'ipotesi di una perfetta sincronia e identità tra il volto cruento della Passione e la glorificazione visibile nel Volto Santo.


4. Discussione


I risultati di questo studio confutano l'idea che l'immagine sindonica sia soggetta a deformazioni o che si tratti di un'impronta fisica passiva. Al contrario, l'elaborazione 3D della maschera insanguinata dimostra che l'immagine possiede una propria coerenza volumetrica tridimensionale che, se confrontata con il Volto Santo di Manoppello, svela una straordinaria armonia anatomica. La presenza dei chiarori laterali delimita l'ampiezza frontale del volto da uno zigomo all'altro, integrandosi perfettamente con la trasparenza e la frontalità del velo abruzzese, unendo in un unico percorso visivo la sofferenza della Passione e i tratti del Volto Santo.


​5. Conclusioni


​Questo studio attesta che la rielaborazione 3D della maschera insanguinata del volto sindonico e la sua sovrapposizione con il Volto Santo offrono una chiave di lettura unitaria e rigorosa. Lungi dal presentare deformazioni, la Sindone mostra con precisione tridimensionale il volto cruento della Passione di Gesù, la cui volumetria e i cui traumi (gonfiori, contusioni ed ematomi) si specchiano in modo cristallino nei tratti conservati a Manoppello.  

​Inoltre, per il fatto che l'immagine del volto della Sindone compaia esclusivamente sulle fibrille del lino, essa sembra essere stata scritta con la luce dal dito di Dio. Nell'aspetto sindonico sono infatti rintracciabili linee di pieghe, punti d'incrocio tra ripiegature e bande di tessuto riferibili esclusivamente al sudario sepolcrale del Volto Santo di Manoppello. Ne consegue che nell'immagine sindonica contempliamo l'immagine riflessa del Sudario che fu posto sul capo di Gesù, aprendo nuove e definitive prospettive alla ricerca scientifica e spirituale internazionale.

Ricerche sulla S. Sindone di Torino




 Analisi morfologica e ottica del volto sindonico: ipotesi di una formazione per irradiazione trasmessa, trasferimento plasmatico e interazione con il Volto Santo di Manoppello


di Antonio Teseo

studioso della Sindone di Torino 

e del Volto Santo di Manoppello 


1. Introduzione e premesse metodologiche


L'indagine scientifica sulla Sindone di Torino si scontra da decenni con la natura anomala della sua immagine corporea, la quale non presenta i requisiti tipici di un contatto fisico diretto o di un'applicazione pittorica. L'analisi visiva e comparativa dei dettagli facciali — in particolare l'osservazione delle zone d'ombra (lineamenti), delle aree chiare (riflessi) e della distribuzione dei fluidi — suggerisce una genesi complessa, riconducibile non a un semplice trasferimento per pressione o trasudazione liquida casuale, ma a un fenomeno di proiezione ottica ed energetica.


2. Il ruolo dei fluidi biologici e l'assenza di distorsione geometrica


Gli studi biochimici e forensi hanno ampiamente documentato la presenza di sangue umano e tracce organiche riconducibili a eventi traumatici sulle aree specifiche del telo. Ciononostante, l'impronta anatomica generale non mostra i segni tipici di un trasudamento capillare in profondità, in quanto la colorazione corporea interessa unicamente la superficie delle primissime fibrille di lino.

Un elemento decisivo a favore di un'origine non meccanica risiede "nell'assenza di distorsione laterale": se la Sindone fosse stata semplicemente avvolta attorno a un corpo tridimensionale, si sarebbe verificata una deformazione a proiezione cilindrica (simile a una mappatura geografica). L'integrità e la proporzionalità frontale del volto sindonico depongono invece a favore di un modello di "proiezione ortogonale verticale", in cui l'informazione morfologica si è trasferita perpendicolarmente rispetto al volume corporeo.


3. L'irradiazione radiante: dal deposito ematico alla trasformazione chimica delle fibrille


Un aspetto cruciale della genesi sindonica risiede nella natura e nel destino del sangue e del plasma che imbrattavano i lineamenti a seguito della Passione. Secondo questo modello interpretativo, tali tracce non si limitarono a un semplice contatto passivo, ma vennero investite e profondamente modificate dalla medesima "luce trasmessa e radiante" generata dall'interno del corpo.

Questo flusso energetico, agendo come vettore di proiezione ortogonale, ha determinato un duplice e sinergico effetto:

 "Il trasferimento e la proiezione dei fluidi":

 Il plasma e le tracce ematiche presenti sul volto sono stati proiettati e fissati sulla stoffa rispettando la geometria anatomica, senza subire distorsioni laterali.


La conversione chimica superficiale: 

La stessa intensa irradiazione ha agito chimicamente sui lineamenti e sulle fibrille, trasformandoli attraverso un processo di "deidratazione e ossidazione accelerata" della cellulosa. Tale alterazione chimica è rimasta rigorosamente circoscritta e contenuta unicamente sulla superficie delle primissime fibrille dei fili, conferendo all'immagine quella straordinaria configurazione ottica (caratterizzata dal celebre effetto negativo) che non conosce eguali nelle tecniche di produzione umana.

Questa prospettiva sposta l'evento di impressione del telo verso il momento liminare e di transizione tra lo stato biologico della morte e il risveglio vitale, configurandosi come una traccia fisica e irripetibile di un'irradiazione energetica interna.


4. La sovrapposizione morfologica con il Volto Santo di Manoppello e la mappatura dei flussi ematici


Un ulteriore riscontro decisivo di questa dinamica di irradiazione e proiezione emerge dall'analisi comparativa e dalla sovrapposizione tra l'aspetto del volto sindonico e il Volto Santo di Manoppello (come evidenziato nell'analisi visiva comparata dei teli). Dalla correlazione strutturale e geometrica emergono elementi di straordinaria coerenza anatomica:


La corrispondenza delle trame e dei punti d'incrocio: 

Attraverso l'allineamento dei riferimenti retinici e delle linee di piega (evidenziate dai vettori e dai punti d'incrocio tra le ripiegature e le bande di trama del velo), si osserva una sovrapposizione millimetrica dei lineamenti somatici tra i due teli.


La rivelazione del sangue della Passione: 

Tale sovrapposizione permette di portare alla luce e decodificare con precisione la distribuzione dei fluidi biologici. In particolare, attraverso la matrice di confronto, è possibile osservare chiaramente:

   1. Il tracciato del sangue uscito dagli orifizi, depositatosi in modo specifico sopra il labbro superiore.

   2. Il flusso di sangue fluito dalla bocca, che discende a imbrattare la zona del mento e la caratteristica configurazione della barba bipartita.

L'ipotesi che ne consegue è che la struttura del sudario di Manoppello si sia impressa o correlata alla Sindone "di riflesso", suggerendo un'interazione dinamica, simultanea e complessa tra i teli sovrapposti all'interno del sepolcro sotto l'azione della medesima irradiazione energetica interna, capace di fissare non solo i lineamenti anatomici ma anche la disposizione reale dei fluidi della Passione.


Descrizione dell'Elaborazione Comparativa 3D

(vedi collage della fig. 2)


​Questa elaborazione grafica da me realizzata mette a confronto l'aspetto morfologico del volto sindonico — rielaborato tridimensionalmente a sinistra — con la sovrapposizione del Volto Santo di Manoppello sulla destra. L'analisi visiva evidenzia importanti corrispondenze anatomiche e strutturali:  


​Rilievo e pieghe anatomiche (Immagine di sinistra): 

Nel modello tridimensionale derivato dalla Sindone è possibile osservare una piega in rilievo, riferibile al Sudario Sepolcrale di fine bisso ritorto a trama a tela del Volto Santo di Manoppello.  


​Il dettaglio della guancia (Freccia bianca): 

La freccia indica chiaramente, sul lato sinistro rispetto alla piega in rilievo, come sia possibile intravedere nella proiezione sindonica una guancia enfiata (rigonfia), un tratto peculiare che trova piena rispondenza morfologica nel Volto Santo di Manoppello.  


​Sovrapposizione e riscontro (Immagine di destra): 

L'inserimento trasparente del Volto Santo all'interno dell'area del volto in 3D evidenzia una straordinaria coerenza di proporzioni, allineamento dei tratti somatici e compatibilità spaziale tra le due immagini.  


La Teoria della "Proiezione Trasmessa": Il Legame Strutturale tra il Volto Santo e la Sindone (si veda il collage nella fig. 3)


​La mia analisi si fonda su un riscontro visivo e morfologico di straordinaria precisione, incentrato sulla comparazione tra le tracce individuate sul volto della Sindone di Torino (Fig. 1) e la struttura unica del Volto Santo di Manoppello (Fig. 2 e Fig. 3).  


(​a). Il riscontro della trama (Le bande di tessuto)


​Osservando attentamente il volto sindonico (Fig. 1), emergono delle particolari bande di trama orizzontali e verticali. Queste linee e geometrie non appartengono alla tessitura a spina di pesce tipica della Sindone, ma ricalcano fedelmente la struttura a trama a tela finissima e traslucida del bisso di lino ritorto caratteristico del Volto Santo di Manoppello (osservabile in controluce nella Fig. 2 e nella Fig. 3). È come se la Sindone conservasse, quasi come una "filigrana" o una matrice invisibile, l'impronta geometrica del tessuto di bisso.  


​(b). Il meccanismo di trasmissione energetica e luminosa


​Partendo da questo riscontro oggettivo, la mia teoria ipotizza un evento d'origine:

​L'irradiazione originaria: 

Una luce intensa e di natura straordinaria — originata dal Volto Trasfigurato di Gesù — si è sprigionata dal corpo.  


(c). ​La proiezione ortogonale attraverso il Sudario:


Questo flusso luminoso ha attraversato in prima istanza il Sudario Sepolcrale di Manoppello (il telo di bisso finissimo e altamente trasparente posto a diretto contatto con il volto).  


(d). ​L'impronta di riflesso sulla Sindone:


Nel suo percorso di proiezione ortogonale, la luce non si è limitata a trasportare l'immagine somatica del volto, ma ha "fotografato" e impresso per riflesso anche la struttura microscopica della trama del tessuto interposto (il bisso) sulla superficie della Sindone di Torino, che fungeva da grande telo ricevitore.  


​In sintesi, secondo questa visione, la Sindone di Torino non custodisce soltanto l'immagine del Redentore, ma racchiude in sé una sorta di "firma strutturale". La presenza della trama del bisso di Manoppello impressa per trasparenza sul telo sindonico costituirebbe la prova di un evento di irradiazione luminosa trasmessa attraverso i teli, confermando l'intima e indissolubile connessione fisica e storica tra il Volto Santo e la Sindone.


5. Conclusioni


Le riflessioni qui presentate offrono una chiave di lettura unitaria che supera i limiti delle teorie puramente meccaniche o chimiche tradizionali. L'immagine sindonica — in cui il sangue della Passione e i tratti fisionomici sono stati impressi e contemporaneamente trasformati chimicamente dalla luce radiante sulle fibrille superficiali — appare così come il risultato di un'impronta ottico-radiante originata dall'interno, capace di registrare al contempo la transizione biologica e l'interazione complessa con i teli complementari presenti nella deposizione sepolcrale.



venerdì 25 luglio 2025

Il Volto di Gesù secondo la Veronica (Vera Icona)

 







Elaborazione del Volto di Gesù secondo la morfologia facciale del Volto Santo di Manoppello e quindi anche della S. Sindone di Torino (stesso Volto).


L'immagine qui proposta è frutto di un’elaborazione morfologica basata sulle fattezze del Volto Santo di Manoppello e dell'aspetto sindonico. Si tratta di una ricostruzione idealizzata di come potesse apparire il volto di Gesù prima della Passione: un volto sereno, luminoso, ancora privo dei segni della sofferenza e della violenza subita durante la sua passione e morte.

La morfologia facciale del Volto Santo – simmetrica, armonica e intrisa di una dolcezza solenne – suggerisce tratti di straordinaria nobiltà e umanità. Questo volto, che la tradizione identifica come l'immagine miracolosa impressa sul velo della Veronica, sembra restituirci non solo le sembianze fisiche del Cristo, ma anche un riflesso della sua essenza spirituale: misericordiosa, compassionevole, profondamente umana.

La possibile cronistoria del Volto Santo di Manoppello



 Possibile cronistoria del Volto Santo di Manoppello


Dalla Tomba di Cristo all’Abruzzo: Storia, Ipotesi e Testimonianze
A cura di Antonio Teseo – Studioso del Volto Santo di Manoppello e della Sindone di Torino
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1. La Veronica come sudario sepolcrale e l’origine orientale

Secondo l’ipotesi ricostruttiva qui presentata, il Volto Santo di Manoppello corrisponderebbe al sudario menzionato nel sepolcro di Cristo (Gv 20,7), successivamente custodito dagli apostoli e affidato a Maria, la Madre del Signore.

Un'antica versione georgiana del Transitus Mariae (VI secolo), cioè del racconto del trapasso della Madonna, attesta:

> «Dopo l'Ascensione [di suo Figlio], la Vergine Immacolata conservava l'immagine ricevuta dalle mani di Dio, formata sul sudario. La portava sempre con sé, per venerare il volto meraviglioso di suo Figlio. Ogni volta che desiderava pregare, poneva l'immagine verso oriente e pregava fissandola, a mani aperte. Quando il compimento della sua vita terrena fu prossimo, gli apostoli la trasportarono su una barella in una caverna, dove fu posta di fronte all'immagine del suo Figlio.»

Dalla Palestina, la reliquia sarebbe passata per Antiochia, portata a Efeso, luogo dove risiedeva la Madonna insieme all'apostolo Giovanni dopo la morte di Gesù, poi da Efeso ad Antiochia di Pisidia, e infine nascosta a Camulia, in Cappadocia, durante le persecuzioni anticristiane.

Il sudario è identificabile con il Mandilio di Camulia, immagine acheropita (non fatta da mano umana) citata nel Sinassario attribuito a Gregorio di Nissa (392), nei testi di Teofilatto Simocatta e nei poemi imperiali dell’epoca di Eraclio.

392 – Il Sinassario narra il ritrovamento della reliquia a Camulia sotto l'imperatore Teodosio I.

Compendio del Sinassario di San Gregorio di Nissa "Inventio imaginis in Camulianis", cap. 2:

"Ascoltate, fratelli e padri, e racconterò a voi tutti che siete timorati di Dio le cose successe nella nuova Betlemme di Camuliani, e io, l’umile Gregorio, metterò sotto gli occhi di tutti le cose che riguardano la veneranda immagine e la beata Bassa, il cui nome è stato cambiato in Aquilina, cose mostrate dal Santo Spirito a me, che ne sono indegno...
- Queste cose avvennero a Camuliana. Il nascondimento dell'ineffabile e achiropita immagine del Signore avvenne sotto il regno dell'empio Diocleziano, come abbiamo riferito sopra. La riapparizione ebbe luogo invece durante il regno del pio Teodosio il Grande, nell'anno 392, per la gloria dell'Unigenito Figlio di Dio Padre".

VII secolo – Una fonte attribuita al poeta di corte dell'imperatore Eraclio descrive così l'immagine sacra associata al sovrano:
"...la figura divino-umana, che non è stata delineata da mani, ma che è stata formata dalla Parola che tutto forma e crea, senza alcuna circoscrizione, come si realizza la gravidanza senza seme. Fidandosi dell'archetipo che Dio stesso ha disegnato, egli (Eraclio) cominciò le battaglie."

Anche lo storico Teofilatto Simocatta fa riferimento alla cosiddetta immagine di Camulia, definendola:

"L'immagine del Dio incarnato", quindi umanata.

"Si dice, dall'antichità e fino a oggi, che sia stata creata dall'arte divina, che non l'abbiano prodotta mani di tessitore né l'abbia colorata la pasta di un pittore."

Sotto Giustino II (565–578), il Mandilio fu trasferito a Costantinopoli, divenendo palladio imperiale, usato anche durante le campagne militari.

Durante il regno di Giustiniano I, la reliquia fu portata in processione attraverso diverse chiese dell’Impero, con l’intento di rafforzare la fede e la coesione spirituale dei soldati.
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2. Dall’Impero Bizantino a Roma

Nel 636-637, in seguito alla sconfitta dell’imperatore Eraclio nelle battaglie di Yarmuk e Gerusalemme, la reliquia fu catturata dai musulmani come bottino di guerra. Tuttavia, il patriarca Sofronio riuscì a riscattarla dal califfo ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb.

La Camuliana perduta: silenzio, disfatta e propaganda nella corte di Eraclio (636–637)

La presente indagine esplora l'enigmatica scomparsa dell'immagine acheropita nota come Camuliana dopo la disfatta bizantina contro gli arabi nel 636–637. Attraverso l'analisi delle fonti primarie greche, latine e delle testimonianze indirette, si ipotizza che la perdita della reliquia sia stata volutamente occultata dalla propaganda ufficiale, quale gesto di autodifesa retorica e teologica in risposta a una crisi di legittimità imperiale e religiosa.
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La Camuliana, immagine miracolosa di Cristo non fatta da mano d'uomo (acheropita), fu al centro della devozione imperiale nel VII secolo. Tuttavia, a partire dalla disfatta di Yarmuk e dalla caduta di Gerusalemme (636–637), le fonti tacciono improvvisamente sulla reliquia.

Il silenzio delle fonti

Dopo il 636-637, la Camuliana sparisce dalle cronache. Né Teofane il Confessore né le raccolte agiografiche successive la menzionano più. Giorgio di Pisidia, che in precedenza cantava le imprese di Eraclio, tace sul disastro arabo. Non si tratta di lacune casuali: il silenzio è sistematico. Questa reticenza può essere intesa come una damnatio memoriae religiosa, volta a proteggere l'integrità dell'immaginario sacro dell'impero.

Ipotesi di occultamento

L’ipotesi più plausibile è che la Camuliana sia stata catturata durante una delle campagne siriache o perduta nella ritirata. In ogni caso, la sua scomparsa costituiva una ferita teologica: se la reliquia miracolosa era autentica, come spiegare il suo fallimento? La corte di Eraclio, che aveva fatto della vittoria una narrazione provvidenziale, non poteva permettersi una simile contraddizione.

La resa del patriarca di Gerusalemme Sofronio ai musulmani (637)

Sofronio accettò la resa solo in presenza diretta del califfo, rifiutando di trattare con comandanti intermedi. L'accordo comprendeva:
Il pagamento della jizya, il tributo previsto per i non musulmani;
Garanzie di libertà religiosa e tutela delle chiese, delle croci e delle reliquie cristiane, secondo il cosiddetto Patto di ʿUmar.

Testimonianza del vescovo Arculfo

Nel 670, il monaco franco Arculfo, in pellegrinaggio a Gerusalemme, vide nel luogo del Santo Sepolcro il sudario che fu posto sul capo del Signore dopo la morte. Il suo racconto fu trascritto da Adamnano, abate dell’isola di Iona, nel trattato De locis sanctis e ripresa da Beda il Venerabile (VII–VIII secolo).

Versione tramandata da Beda il Venerabile, De locis sanctis, libro III, capitolo 4:
> Testo latino:
“Sudarium quoque, quod fuit super caput Domini in sepulchro positum, ibidem vidit Arculfus in ecclesia, inter reliquias repositum...”

> Traduzione italiana:

“Arculfo vide anche il sudario che era stato posto sul capo del Signore nel sepolcro, conservato là nella chiesa tra le reliquie. Era di lino bianco, di misura media, e su di esso si scorgeva la forma del volto del nostro Signore Salvatore, formata in modo mirabile e con arte ineffabile.”

"Arte ineffabile"

Il termine indica un’esperienza spirituale o una manifestazione che supera ogni spiegazione razionale e linguistica. Deriva dal latino ineffabilis ("non dicibile") e richiama l’ineffabilità del mistero divino.

Beda il Venerabile e la traccia occidentale

Nel De locis sanctis (Lib. III, c. 4), Beda il Venerabile introduce un dettaglio assente in Adomnano: il sudario sepolcrale conservato a Gerusalemme mostrava l'immagine del volto di Cristo "mira atque ineffabili arte formatam." Questo passo, scritto dopo il 700, potrebbe riflettere una sopravvivenza indiretta della Camuliana trasferita in Palestina o confusa con il Mandylion. È possibile che la reliquia, caduta in mano araba, sia stata restituita o collocata nel Santo Sepolcro come segno di resa onorata, come ipotizzato in alcune ricostruzioni moderne.
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Nel 689, l’imperatore Giustiniano II recuperò la reliquia e fece coniare un solidus d’oro con l’effigie di Cristo benedicente, ispirata all’immagine acheropita.
Il califfo fu costretto a firmare una pace che prevedeva la cessione di Armenia, Iberia e Atropatene, oltre al pagamento di tributi annuali con monete recanti l’immagine di Cristo.

Confronti iconografici

L’effigie del solidus divenne modello iconografico per l’arte bizantina e latina. Ecco alcuni esempi significativi:

Cristo Pantocratore del Sinai (VI sec., Monastero di Santa Caterina): sguardo penetrante, simmetria ieratica, barba corta – elementi presenti anche nel Volto Santo.

Cristo Pantocratore di Cefalù (XII sec.): mosaico bizantino che riprende frontalità e proporzioni simili.

Velo della Veronica (XIV sec.): sebbene più tardo, si ispira a un archetipo anteriore, compatibile con il Volto di Manoppello.

Nel 705, dopo il ritorno al potere di Giustiniano II (deposto nel 695), il patriarca Callinico, esiliato a Roma dall'imperatore, portò con sé la reliquia. Essa fu donata a Papa Giovanni VII, che costruì una cappella in San Pietro dedicata alla Madonna parturientis e alla “Veronica” (vera icona).

Le leggende di Santa Veronica associate al sudario

La figura di Santa Veronica nacque come “velo personificato”, probabilmente per occultare l’origine orientale dell’immagine. E come si leggerà più avanti, a tal proposito si decise anche di ritagliare la stoffa del reperto sacro.
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3. La Veronica a Roma, la sparizione e Manoppello

Durante il periodo iconoclasta, la reliquia fu nascosta nella cappella papale di San Lorenzo in Laterano. La sua presenza è documentata nella Tabula Magna Lateranensis.

Tra il X e l’XI secolo fu trasferita a San Pietro, dove venne esposta durante i Giubilei, come testimoniato da Dante Alighieri nel Paradiso (Canto XXXI), in occasione del Giubileo del 1300.

Il culto della Veronica e l’azione di Innocenzo III

Nel 1208, Innocenzo III guidò una solenne processione con la reliquia, concedendo indulgenze a chi la venerava. L’immagine divenne oggetto di grande devozione.

Papa Giovanni XXII scrisse l’inno Salve, Sancta Facies, in cui esaltava la sacralità e la resistenza nel tempo dell'immagine:

> "...Quel color celeste
che in te splende (perché arriva dal cielo)
rimane nel medesimo stato senza cambiare,
né il passar del tempo lo impallidisce.
Ti fece il Re della gloria,
che non può fallire.
Tu non conosci disfacimento
e conservi incorrotto
ciò che il cristiano a te consacra;..."

Cesare Baronio

Nel VI volume degli Annales Ecclesiastici, il cardinale Baronio sostiene che:
Il sudario citato in Gv 20,7 e il velo detto “Veronica” erano lo stesso oggetto, non due distinti;
Egli ne avrebbe trovato prova in un antico libellum d’archivio;

La reliquia venerata a San Pietro era il vero sudario funerario del volto di Cristo. In riferimento a questa reliquia il cardinale cita anche Beda il Venerabile, il quale, nella sua opera "De locis sanctis" scrive che il sudario, un tempo preservato miracolosamente da un incendio, trapassò ai posteri.

La scomparsa nel 1527 e l’arrivo a Manoppello

Durante il Sacco di Roma, la reliquia scomparve. Secondo un’ipotesi, il conte Ascanio I Colonna la sottrasse ai Lanzichenecchi e la portò nel suo feudo a Manoppello.

Secondo Padre Donato da Bomba, la reliquia giunse lì già nel 1506, ma la data potrebbe essere stata retrodatata per eludere l’editto di Urbano VIII:

1629 – Urbano VIII ordina la consegna al Vaticano di tutte le immagini del Volto di Cristo, pena scomunica.

1638 – Donato Antonio de Fabritiis dona la reliquia ai Cappuccini di Manoppello. Nessuna autorità ne rivendica la proprietà.
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Conclusione: una reliquia acheropita, sopravvissuta nei secoli

Tragitto ipotetico del Volto Santo:

Sepolcro → Antiochia → Efeso → Antiochia di Pisidia → Camulia → Costantinopoli → Roma → Scomparsa (1527) → Riapparizione a Manoppello

La tradizione iconografica sostiene che il sudario fosse realizzato in bisso di lino ritorto, identificabile con il tallīt, il manto rituale ebraico. Questo è evocato anche nel racconto evangelico della Trasfigurazione:
> “Il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce” (Mt 17, 1-2)
In controluce, la reliquia appare "candida come la luce", compatibile con la descrizione evangelica.

Il vescovo Arculfo descrive un sudario di bisso lungo circa 2,5 metri. Quando arrivò a Manoppello, secondo Donato da Bomba, misurava 1x1 metro, perché fu ritagliata dopo la sua traslazione avvenuta a Roma.
Nel XVII secolo, un cappuccino ne avrebbe ritagliato la porzione centrale, riducendola alle attuali dimensioni: 17x24 cm.
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Altre fonti storiche rilevanti

Teofane (758–818) – Continuatore della cronaca di Giorgio Sincello: “Nessuna mano ha dipinto quest’immagine; la Parola creativa l’ha generata.”

Matteo di Giovanni (XV sec.) – La Veronica è definita “non dipinta da mano umana”.

Anonimo Vaticano (fine ‘400) – Afferma che la Veronica era custodita in una capsula d’oro dietro l’altare maggiore.

Dopo il 1527, la Veronica scompare dai registri liturgici del Vaticano, lasciando spazio alla possibilità che il Volto Santo di Manoppello sia il suo ultimo riflesso visibile.
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venerdì 22 febbraio 2019

LE DIMENSIONI ORIGINALI DEL SUDARIO DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO


Queste mie nuove ricostruzioni realizzate in grafica 3D si attengono fedelmente al manoscritto della Relathione Historica di Padre Donato da Bomba scritta nel 1640. Egli, narrando degli eventi che caratterizzarono l'arrivo a Manoppello del S.S. Sudario del Volto Santo avvenuto nel 1506, ci ha svelato anche che le sue originali dimensioni, ovverosia, prima ancora che nel XVII secolo il reperto sacro fosse ritagliato nelle misure attuali di cm 17 x 24 da un cappuccino del santuario, Padre Clemente da Castelvecchio, erano di 4 palmi x 4 (all'epoca Manoppello faceva parte del Regno di Napoli e pertanto in questa cittadina 1 palmo corrispondeva a cm 26,25). Moltiplicando 1 palmo x 4, la reliquia allora misurava 105 x 105 cm: esattamente equivalente a 2 cubiti reali x 2, misurazione standard tramandata dai Testi Sacri con cui le donne ebree al tempo di Gesù usavano realizzare preziosi sudari di finissimo bisso per ornare i defunti re o sacerdoti giudei. Uno di questi sudari sepolcrali fu acquistato, insieme ad un lenzuolo tombale, da Giuseppe d'Arimatea (Gv. 20,7) autorevole membro del Sinedrio ma anche discepolo di Gesù. 

Giuseppe lo usò per avvolgere il capo del suo maestro morto in croce in quanto fu proprio nostro Signore a definirsi "Re dei Giudei". 











giovedì 31 marzo 2016

Trasfigurazione del Cristo che ha vissuto la Passione al Cristo risorto

Bellissima riflessione venuta alla luce durante la spiegazione del sudario di Manoppello contemplato in due condizioni diverse d'illuminazione. L'intervistatore e il Padre cappuccino concordano nel ritenere che nella sembianza del Volto Santo: 
"Avviene una sorta di Trasfigurazione: la tradizione vuole che sia del Cristo che ha vissuto la Passione al Cristo risorto."
Video tratto dalla trasmissione di Rai 1 "A sua immagine" andata in onda il giorno di Venerdì Santo, 25/03/2016.
Consiglio di rivedere per intero il programma, cliccando sul link qui sotto, perché lo ritengo interessantissimo.
 
https://youtu.be/ZRxETqXy-3I

Salmo 26: il cammino che ogni fedele è chiamato a fare per incontrare il Volto del suo Signore

Video tratto dalla trasmissione di TV2000 "Bel tempo si spera" andata in onda il giorno di Giovedì Santo, 24/03/2016.
Consiglio di rivedere per intero il programma, cliccando sul link qui sotto, perché lo ritengo interessantissimo. Buona visione.
https://www.youtube.com/watch?v=IQeyHoAzXOM

https://youtu.be/49XVKvTmsuM