Il Mandylion di Edessa nel Codice Skylitzes: le frange, l'iconografia del Volto Santo e la distinzione dalla Sindone di Torino
Di Antonio Teseo
Ricercatore sulla Sindone di Torino e sul Volto Santo di Manoppello
1. Il Mandylion di Edessa e la sua fama nel mondo cristiano
Il Mandylion di Edessa occupa un posto fondamentale nella storia delle immagini sacre del cristianesimo orientale. La tradizione lo identifica con il panno sul quale si sarebbe impressa miracolosamente l'immagine del volto di Gesù Cristo, senza l'intervento di una mano umana.
Una testimonianza importante della fama acquisita da questa immagine si trova nella Storia ecclesiastica di Evagrio Scolastico, composta alla fine del VI secolo. Nel libro IV, capitolo 27, Evagrio riferisce l'assedio persiano di Edessa del 544, collegando la difesa della città all'intervento miracoloso dell'immagine di Cristo.
La tradizione edessena si sviluppò intorno alla figura del re Abgar, al quale sarebbe stata trasmessa l'immagine del Salvatore. Il Mandylion divenne così un segno della protezione divina sulla città e una delle più importanti immagini acheropite della cristianità.
Nel 944, durante il regno di Romano I Lecapeno e Costantino VII Porfirogenito, il Mandylion fu trasferito solennemente da Edessa a Costantinopoli. L'avvenimento è documentato dalla Narratio de imagine Edessena e dalle testimonianze liturgiche legate alla traslazione.
La reliquia fu venerata come immagine acheiropoietos, cioè non fatta da mano umana, e divenne uno dei simboli religiosi più importanti della capitale bizantina.
2. Il Codice Skylitzes e la raffigurazione del Mandylion
Il Madrid Skylitzes, conservato presso la Biblioteca Nacional de España con segnatura MS Vitr. 26-2, trasmette la Synopsis historiarum di Giovanni Scilitze, cronaca della storia bizantina dall'811 al 1057.
L'opera storiografica risale alla fine dell'XI secolo, mentre il manoscritto miniato giunto fino a noi fu realizzato nel XII secolo, in ambiente siciliano, durante il periodo normanno.
Il codice comprende 574 miniature e costituisce una testimonianza eccezionale della cultura figurativa bizantina. La scena relativa all'arrivo del Mandylion a Costantinopoli si trova al foglio 131r.
L'immagine mostra l'imperatore Romano I Lecapeno mentre riceve il panno sul quale è raffigurato il volto di Cristo. L'iscrizione greca identifica esplicitamente la reliquia come τὸ ἅγιον μανδύλιον, ossia «il Santo Mandylion».
Il panno è rappresentato come un tessuto chiaro, con il volto del Salvatore e un bordo provvisto di frange rossastre. Il drappo porpora utilizzato per sostenere la reliquia appartiene alla rappresentazione cerimoniale della consegna.
La miniatura documenta quindi una tradizione iconografica nella quale il Mandylion è presentato come un panno recante l'immagine del volto di Cristo.
3. Le frange nella raffigurazione del Mandylion
Le frange visibili nel Madrid Skylitzes non costituiscono un particolare isolato. Un confronto significativo è offerto dall'antica raffigurazione conservata nel monastero di Santa Caterina sul Monte Sinai, nella quale il Mandylion viene presentato al re Abgar dal messaggero Anania.
L'icona, datata generalmente al X secolo, conserva le ante di un antico trittico. Nella scena superiore, Abgar riceve il panno sul quale compare il volto di Cristo. Anche in questa raffigurazione il tessuto presenta elementi marginali che richiamano le frange del Mandylion del codice madrileno.
Il confronto fra le due opere è importante: sia nell'icona del Sinai sia nel Madrid Skylitzes il Mandylion è riconoscibile come un panno materialmente distinto dall'immagine del volto che reca impressa.
La presenza delle frange appartiene pertanto alla storia figurativa del Mandylion e deve essere considerata nell'analisi delle sue rappresentazioni medievali.
4. Il Volto Santo stilizzato nella tradizione bizantina e romana
La raffigurazione del volto di Cristo sul Mandylion si caratterizza per alcuni tratti iconografici ricorrenti: il volto frontale, lo sguardo rivolto verso l'osservatore, la barba e i capelli lunghi.
In numerose rappresentazioni bizantine, i capelli presentano una disposizione asimmetrica: da un lato scendono dietro e davanti le spalle, formando una curva semicircolare, mentre dall’altro ricadono più diritti lungo le spalle. Questa caratteristica costituisce uno degli elementi distintivi della tradizione figurativa del Volto Santo.
Il modello del Mandylion ebbe una vasta diffusione nelle chiese dell'Oriente cristiano e influenzò anche le rappresentazioni occidentali del volto di Cristo su un panno. Nella tradizione romana, il rapporto fra il modello orientale e la Veronica è particolarmente significativo per la storia dell'iconografia medievale.
Il confronto deve essere condotto considerando le diverse epoche e le differenti versioni figurative. La presenza di caratteristiche comuni documenta la circolazione di modelli iconografici, mentre l'identificazione materiale delle singole reliquie richiede una valutazione delle rispettive testimonianze storiche.
5. Il Mandylion e la Sindone: la testimonianza di Nicola Mesarite
Una testimonianza decisiva per lo studio delle reliquie costantinopolitane è quella di Nicola Mesarite, ecclesiastico bizantino e custode delle reliquie della cappella imperiale della Vergine del Faro.
Nel 1201, durante la rivolta di Giovanni Comneno detto il Grosso, Mesarite descrisse e difese il patrimonio sacro custodito nella cappella imperiale.
Nel suo resoconto sono menzionati separatamente i lini funerari nei quali, secondo la tradizione cristiana, era stato avvolto il corpo di Cristo e le reliquie associate all'immagine del volto del Salvatore.
La distinzione è importante per la ricostruzione della storia del Mandylion. I lini funerari appartengono alla tradizione della sepoltura di Gesù, mentre il Mandylion appartiene alla tradizione del panno recante il volto miracoloso.
La testimonianza di Mesarite documenta dunque la presenza di differenti tessuti sacri nel tesoro imperiale e costituisce un riferimento fondamentale per distinguere la tradizione dell'immagine di Edessa da quella dei lini funerari.
Nikolaos Mesarites, Die Palastrevolution des Johannes Komnenos,
a cura di August Heisenberg, Würzburg, 1907, §§ 12–14, pp. 29–32; per il confronto specifico fra lini funerari, Mandylion e tegola sacra, Bernard Flusin, 1997, pp. 62–63.
A. I lini funerari di Cristo
Il testo greco riportato nell'edizione critica di Mesarite contiene questa espressione:
Greco bizantino
ἐντάφιοι σινδόνες Χριστοῦ
Traduzione italiana
«I lini funerari di Cristo».
Mesarite prosegue descrivendoli in questi termini; il testo greco è riportato nell'edizione di A. Heisenberg, Die Palastrevolution des Johannes Komnenos (1907), § 14, p. 31:
Traduzione italiana del passo
«I lini funerari di Cristo: sono di lino, materiale economico e facilmente reperibile; emanano ancora profumo di mirra e resistono alla corruzione, perché avvolsero, dopo la Passione, il corpo nudo del morto, incomprensibile e cosparso di mirra».
B. Il panno con l'immagine del volto di Cristo
Nel medesimo testo, dopo aver enumerato le reliquie della Passione, Mesarite menziona separatamente un panno e una tegola con l'immagine miracolosa di Cristo.
Il passo greco riportato da Flusin è:
Greco bizantino
καὶ τὸν νομοθέτην αὐτὸν ὡς ἐν πρωτοτύπῳ τετυπωμένον τῷ χειρομάκτρῳ καὶ τῇ εὐθρύπτῳ ἐγκεκολαμμένον κεράμῳ ὡς ἐν ἀχειροποιήτῳ τέχνῃ τινὶ γραφικῇ
Traduzione italiana
«Ecco anche il Legislatore stesso, impresso sul panno come su un modello originale e inciso sulla fragile tegola, come mediante una sorta di arte pittorica non eseguita da mano umana».
Qui il «Legislatore» è Cristo. Il termine greco cheiromaktron (χειρόμακτρον) indica un panno o sudario; il riferimento all'immagine non fatta da mano umana è caratteristico della tradizione delle immagini miracolose di Cristo.
La distinzione non dipende soltanto da una moderna interpretazione: nel testo le due categorie sono presentate in sequenza distinta, prima i dieci oggetti legati alla Passione e poi il panno con l'immagine di Cristo e la tegola. È esattamente la struttura messa in evidenza da Flusin.
6. Guglielmo di Tiro e la sindon del tesoro imperiale
Un'altra testimonianza rilevante è quella di Guglielmo di Tiro, storico latino del XII secolo.
Nel 1171, durante la visita di Amalrico, re di Gerusalemme, a Costantinopoli, l'imperatore Manuele I Comneno gli mostrò importanti reliquie della Passione custodite nel tesoro imperiale. Guglielmo riferisce fra queste la presenza di una sindon, termine latino impiegato per indicare un telo funerario.
La testimonianza attesta la venerazione di un tessuto associato alla sepoltura di Cristo e si inserisce nella documentazione relativa alla pluralità delle reliquie conservate nella capitale bizantina.
1. Testo originale latino
Il passo è il seguente:
Guillelmus Tyrensis, Historia rerum in partibus transmarinis gestarum, XX, 24
Sanctorum etiam reliquias, dispensationis quoque Domini nostri Jesu Christi pretiosissima argumenta, crucem videlicet, et clavos, lanceam, spongiam, arundinem, coronam spineam, sindonem, sandalia, exponi jubet: non est arcanum, non est mysticum a temporibus beatorum augustorum Constantini, Theodosii, Justiniani, in abditis sacri cubiculi repositum, quod eis non reveletur familiariter.
Traduzione italiana
«[L'imperatore] ordina che siano esposte anche le reliquie dei santi e i preziosissimi segni dell'opera salvifica del Signore nostro Gesù Cristo: precisamente, la Croce, i chiodi, la lancia, la spugna, la canna, la corona di spine, la sindone e i sandali. Non vi è alcun segreto, alcun oggetto sacro e misterioso, custodito nei recessi della camera imperiale fin dai tempi dei beati imperatori Costantino, Teodosio e Giustiniano, che non venga loro familiarmente mostrato».
Il resoconto costituisce pertanto una testimonianza medievale della presenza di una sindon venerata come reliquia nel contesto del tesoro imperiale costantinopolitano.
Il racconto di Guglielmo di Tiro e quello di Nicola Mesarite devono essere letti insieme: entrambi contribuiscono a documentare la presenza di tessuti sacri distinti, legati a tradizioni differenti.
7. Robert de Clari e il telo delle Blacherne
Robert de Clari, cronista della quarta crociata, riferisce di un telo venerato nella chiesa di Santa Maria delle Blacherne a Costantinopoli. Secondo il suo racconto, il tessuto veniva mostrato periodicamente e su di esso era visibile la figura di Cristo.
Robert interpreta il telo come il tessuto funerario nel quale Gesù sarebbe stato avvolto dopo la morte.
La sua testimonianza si aggiunge a quelle di Mesarite e Guglielmo di Tiro, documentando la presenza di una tradizione relativa a un telo funerario venerato nella capitale bizantina.
Il racconto di Robert non identifica esplicitamente il telo delle Blacherne con il Mandylion di Edessa. La testimonianza deve quindi essere considerata nel quadro della pluralità delle reliquie costantinopolitane.
8. San Giovanni Damasceno e la tradizione del Mandylion
San Giovanni Damasceno è uno dei principali testimoni della teologia cristiana delle immagini. Nei suoi scritti difende la legittimità della venerazione delle immagini sacre e richiama la tradizione relativa al volto di Cristo impresso su un panno.
Nella narrazione del Mandylion, il Signore imprime miracolosamente la propria immagine su un tessuto e lo invia al re Abgar. L'immagine viene così presentata come una testimonianza diretta della presenza del Salvatore.
La tradizione del Mandylion è legata all'immagine del volto, non alla descrizione di un'intera figura corporea distesa su un telo funerario.
Atti di Taddeo
Il tema del panno ripiegato e della visibilità del solo volto appartiene alla discussione sulla forma materiale del Mandylion e sulla sua rappresentazione.
A parlare del Mandylion definito con il termine tetradiplon (scritto erroneamente tetefiplon, dal greco ràkos tetràdiplon, che significa "ripiegato quattro volte doppio") è l'antico testo apocrifo cristiano degli Atti di Taddeo, risalente al VI-VII secolo. In epoca moderna, questo concetto è diventato celebre in tutto il mondo grazie allo storico britannico Ian Wilson, che nel 1978 ha formulato una famosa teoria sulla Sacra Sindone.
9. Il Mandylion e la Veronica romana
La tradizione occidentale della Veronica presenta numerosi punti di contatto con quella orientale del Mandylion. Entrambe sono associate a un'immagine del volto di Cristo impressa su un tessuto e venerata come immagine miracolosa.
Il Mandylion è legato alla vicenda di Abgar e alla città di Edessa; la Veronica è legata alla tradizione romana del velo sul quale sarebbe rimasto impresso il volto di Gesù durante la Passione.
Nel corso del Medioevo, i modelli figurativi del volto di Cristo circolarono fra Oriente e Occidente. La diffusione di copie e raffigurazioni favorì la trasmissione di caratteristiche iconografiche comuni.
In particolare, alcune rappresentazioni occidentali del volto santo conservano elementi riconducibili alla tradizione figurativa bizantina, fra cui la disposizione dei capelli e la presentazione frontale del volto su un panno.
Il confronto fra Mandylion e Veronica è pertanto essenziale per comprendere la storia medievale delle immagini sacre. La somiglianza iconografica, tuttavia, non costituisce da sola una prova dell'identità materiale delle reliquie.
10. Il Mandylion e il Volto Santo di Manoppello
La storia del Mandylion e della Veronica offre un contesto importante per lo studio del Volto Santo di Manoppello.
Il confronto riguarda anzitutto le caratteristiche iconografiche del volto di Cristo, la disposizione dei capelli, la barba, la frontalità dell'immagine e il rapporto fra il volto e il supporto tessile.
Questi elementi possono essere esaminati attraverso confronti fra immagini bizantine, raffigurazioni occidentali della Veronica e il Volto Santo di Manoppello.
L'indagine deve distinguere la continuità iconografica dall'identificazione materiale. La prima può essere studiata attraverso la storia dell'arte e la trasmissione dei modelli figurativi; la seconda richiede una documentazione specifica relativa alla provenienza e alla storia di ciascun oggetto.
11. Considerazioni
Il Madrid Skylitzes rappresenta una testimonianza fondamentale per la storia del Mandylion di Edessa. La miniatura del foglio 131r identifica esplicitamente la reliquia come il Santo Mandylion e la raffigura come un panno sul quale compare il volto di Cristo, con frange visibili sui bordi .
Un confronto significativo è offerto dall'icona del monastero di Santa Caterina sul Monte Sinai, nella quale il Mandylion viene presentato al re Abgar e il tessuto presenta caratteristiche marginali analoghe.
La tradizione figurativa del Mandylion si riconosce inoltre nella diffusione del Volto Santo stilizzato, caratterizzato dal volto frontale e dai capelli lunghi, con una disposizione asimmetrica che ricorre in numerose immagini bizantine e in modelli accolti anche in Occidente.
Le testimonianze di Nicola Mesarite e Guglielmo di Tiro documentano separatamente tessuti associati alla sepoltura di Cristo. Il loro confronto con le fonti relative al Mandylion permette di distinguere la tradizione del panno recante il volto dalla tradizione dei lini funerari (Othonia).
La storia della Veronica romana mostra come il modello del volto miracoloso di Cristo abbia attraversato le frontiere culturali fra Oriente e Occidente, influenzando la produzione artistica medievale.
Nel complesso, la documentazione esaminata sostiene la distinzione storica fra il Mandylion di Edessa e i lini funerari venerati a Costantinopoli. Il Mandylion appartiene alla tradizione dell'immagine del volto di Cristo impressa su un panno, mentre le testimonianze relative alla sindon riguardano tessuti associati alla sepoltura del suo corpo.
12. Considerazioni finali dell'autore
Il Mandylion di Edessa, la Sindone di Torino e il Volto Santo di Manoppello
Alla luce delle mie ricerche, condotte in tanti anni di studio della Sindone di Torino e del Volto Santo di Manoppello, ritengo che il Mandylion di Edessa non possa essere identificato con la Sindone di Torino ripiegata quattro volte doppia, secondo l'ipotesi sostenuta da diversi sindonologi, allo scopo di mostrare soltanto il volto di Gesù.
Le descrizioni di Costantino VII Porfirogenito e di Gregorio il Referendario, considerate insieme alle raffigurazioni medievali che presentano il Mandylion come un drappo di tessuto, mi inducono a ritenere che la reliquia di Edessa fosse un sudario recante l'immagine del solo volto del Salvatore. Le testimonianze relative all'immagine, nelle quali vengono richiamati anche i segni della Passione, costituiscono un elemento importante per comprenderne la natura e la funzione nella tradizione cristiana.
A mio giudizio, il Mandylion deve essere distinto dai lini funerari nei quali, secondo la tradizione cristiana, fu avvolto il corpo di Gesù. Le testimonianze relative alle reliquie custodite a Costantinopoli, insieme alle raffigurazioni del Mandylion, permettono di riconoscere due tradizioni distinte: quella del panno recante il volto di Cristo e quella dei tessuti funerari associati alla sua sepoltura (Othonia).
Considero particolarmente significativo il confronto con il Codice Pray di Budapest e con altre raffigurazioni bizantine che presentano particolari iconografici e tessili riconducibili, secondo la mia interpretazione, alla Sindone oggi conservata a Torino.
Il Codice Pray, realizzato intorno al 1192–1195, rappresenta per me una testimonianza fondamentale. I particolari raffigurati nel manoscritto mi portano a ritenere che la Sindone torinese fosse già conosciuta prima della datazione medievale ottenuta mediante l'esame al radiocarbonio del 1988, che collocò il tessuto nell'intervallo 1260–1390.
Per questa ragione, ritengo che il risultato dell'esame al radiocarbonio non sia attendibile e che la datazione della Sindone debba essere ricondotta a un periodo anteriore, coerente con le testimonianze iconografiche e storiche che ho preso in esame nelle mie ricerche.
La presenza di particolari riconducibili alla Sindone nel Codice Pray, insieme alle altre raffigurazioni bizantine da me studiate, costituisce un elemento essenziale della mia ricostruzione storica. Ritengo che la Sindone di Torino fosse il lenzuolo funerario custodito a Costantinopoli e venerato come uno dei tessuti che avvolsero il corpo di Gesù Cristo.
Un ulteriore elemento fondamentale della mia ricerca riguarda il confronto fra la Sindone di Torino e il Volto Santo di Manoppello.
La perfetta sovrapposizione che riscontro fra l'aspetto della reliquia torinese e il volto visibile sul velo di Manoppello mi porta a formulare l'ipotesi che l'immagine del Volto Santo si sia impressa di riflesso sulla Sindone.
Ritengo che il Volto Santo di Manoppello possa corrispondere al velo della Veronica romana, identificazione sostenuta da numerosi studiosi. Il confronto fra le due reliquie, per le corrispondenze che osservo nella disposizione e nell'aspetto del volto di Cristo, costituisce per me un elemento di particolare importanza nella ricostruzione della storia delle immagini sacre legate alla Passione.
La relazione fra il Mandylion, la Sindone e il Volto Santo deve pertanto essere esaminata distinguendo la tradizione del volto impresso su un panno da quella del lenzuolo funerario. Il Mandylion di Edessa appartiene, secondo la mia interpretazione, alla prima tradizione, mentre la Sindone di Torino appartiene alla seconda.
Il confronto fra le fonti medievali, le raffigurazioni bizantine, il Codice Pray e le caratteristiche del Volto Santo di Manoppello mi porta dunque a sostenere tre conclusioni fondamentali:
1. Il Mandylion di Edessa non è la Sindone di Torino ripiegata quattro volte doppia, ma un sudario sul quale era impresso il solo volto di Cristo.
2. La Sindone di Torino era il lenzuolo funerario custodito a Costantinopoli, come testimoniano, secondo la mia interpretazione, le corrispondenze iconografiche riscontrabili nel Codice Pray e in altre raffigurazioni bizantine. Per questo motivo, considero non attendibile la datazione al radiocarbonio del 1988.
3. Il Volto Santo di Manoppello è collegato direttamente alla Sindone di Torino: la perfetta sovrapposizione che riscontro fra le due immagini mi induce a ritenere che il volto presente sul velo di Manoppello, identificabile a mio giudizio con la Veronica romana, si sia impresso di riflesso sulla Sindone.
Queste sono le conclusioni alle quali sono giunto attraverso tanti anni di studio e di ricerca sulla Sindone di Torino e sul Volto Santo di Manoppello, nel tentativo di ricostruire la storia delle più importanti immagini sacre legate al volto e alla sepoltura di Gesù Cristo.
Integrazione alle considerazioni finali dell'autore
La Veronica, per essere stata considerata nel Medioevo una delle reliquie più importanti della cristianità, in quanto Vera Icona, ci porta a ritenere che fosse il vero sudario del sacro Mandylion di Edessa.
La Sindone di Torino, da non confondere con il sudario del Mandylion di Edessa, trova un riferimento nella rivelazione di Giovanni nel suo Vangelo, dove vengono menzionati i teli funerari e il sudario presenti nel sepolcro di Gesù. La Sindone faceva parte, secondo la mia interpretazione, del corredo funerario costituito dagli othonia e apparteneva quindi alla tradizione dei teli funerari menzionati nelle testimonianze relative alle reliquie custodite a Costantinopoli.
Il Mandylion, invece, era un sudario a sé stante, sul quale era impresso il volto di Cristo. Secondo la tradizione, fu traslato a Roma, come richiamato dalla Tabula Magna Lateranensis, e successivamente associato alla Veronica, che identifico con il Volto Santo di Manoppello.
Questa distinzione consente, nella mia ricostruzione, di separare la storia del sudario recante il volto di Cristo da quella della Sindone funeraria, collocando il Mandylion di Edessa e il Volto Santo di Manoppello all'interno di una medesima tradizione storica e iconografica.
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Bibliografia essenziale
Fonti medievali
- Evagrio Scolastico, Historia ecclesiastica, IV, 27.
- Giovanni Damasceno, De imaginibus e De fide orthodoxa.
- Narratio de imagine Edessena, tradizione relativa alla traslazione del Mandylion a Costantinopoli nel 944.
- Gregorio il Referendario, omelia relativa all'immagine di Edessa.
- Giovanni Scilitze, Synopsis historiarum, Madrid, Biblioteca Nacional de España, MS Vitr. 26-2.
- Nicola Mesarite, testimonianza relativa alle reliquie della cappella imperiale della Vergine del Faro, 1201.
- Guglielmo di Tiro, Chronicon, testimonianza relativa alla visita di Amalrico a Costantinopoli nel 1171.
- Robert de Clari, La Conquête de Constantinople.
Studi moderni
- Betancourt, Roland, «Between Wonder and Omen: Conjoined Twins and the Mandylion from Constantinople to Norman Sicily», Gesta, 62/1, 2023, pp. 23–62.
- Carolla, Pia, L'immagine di Edessa nella Narratio attribuita a Costantino VII Porfirogenito, 2021, pp. 616–631.
- Karaulashvili, Irma, «Abgar Legend: Text and Iconography», Kadmos, 6, 2014, pp. 95–240.
- Murphy, Amanda Clare, «Intertextuality in the Mandylion and Veronica traditions», 2015.
- Nicolotti, Andrea, Dal Mandylion di Edessa alla Sindone di Torino. Metamorfosi di una leggenda, Alessandria, Edizioni dell'Orso, 2011.
Risorse per la consultazione
- "Madrid Skylitzes – Biblioteca Nacional de España" (https://www.bne.es/)
- "Roland Betancourt, studio sul Mandylion nello Skylitzes" (https://doi.org/10.1086/723218)
- "Irma Karaulashvili, Abgar Legend: Text and Iconography" (https://doi.org/10.32859/kadmos/6/95-240)
- "Andrea Nicolotti, Dal Mandylion di Edessa alla Sindone di Torino" (https://iris.unito.it/handle/2318/88865)





