Intervista a Raffaella Zardoni, organizzatrice della mostra "Il Volto riscoperto: le caratteristiche inconfondibili di Cristo"
NELL'IMMAGINE DEL VOLTO DELLA SACRA SINDONE DI TORINO SONO RINTRACCIABILI LE PIEGHE DEL TELO DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO. Questa eccezionale scoperta è venuta alla luce dopo che al computer sono riuscito a definire la perfetta sovrapposizione in scala 1:1 tra le foto dei reperti sacri. Le pieghe di cui ho parlato, sul Santo Volto passano in verticale per gli zigomi e sono contraddistinte dai punti d'incrocio con un'altra piega in orizzontale che si trova all'altezza del mento. Antonio Teseo
Il Vangelo di oggi
MISERICORDIAE VULTUM IN AETERNUM ADOREMUS.."[O Dio] continua ad effondere su di noi il tuo Santo Spirito, affinché non ci stanchiamo di rivolgere con fiducia lo sguardo a colui che abbiamo trafitto: il tuo Figlio fatto uomo, Volto splendente della tua infinita misericordia, rifugio sicuro di tutti noi peccatori bisognosi di perdono e di pace nella verità che libera e salva. Egli è la porta attraverso la quale veniamo a te, sorgente inesauribile di consolazione per tutti, bellezza che non conosce tramonto, gioia perfetta nella vita senza fine .."(PAPA FRANCESCO)
METEO MANOPPELLO
BLOG SENZA SCOPO DI LUCRO DI ANTONIO TESEO
mercoledì 28 agosto 2013
domenica 25 agosto 2013
Meething Rimini 2013: migliaia di visitatori attratti dal Volto Santo di Manoppello
L’immagine di Cristo è tornata nella storia
Considerazioni sulla mostra “Il Volto ritrovato. I tratti inconfondibili di Cristo”
di Antonio Bini
“L’immagine di Cristo è tornata nella storia”, afferma con forza lo scrittore Paul Badde, incontrando i visitatori della mostra “Il Volto ritrovato. I tratti inconfondibili di Cristo”, allestita nell’ambito del Meeting 2013 di Rimini, che ripercorre un’ampia ricerca iconografica sulla Veronica che si riteneva perduta e che negli ultimi anni è stata identificata nel Volto Santo custodito a Manoppello, in provincia di Pescara. L’evento che ha la sua centralità nell’anno della fede.
L’esposizione è visitata da 3-4 mila visitatori al giorno, che attendono in fila all’ingresso, per poi immettersi in un viaggio lungo due mila anni, sia pure sintetizzato e articolato in varie fasi storiche, con guide che accompagnano la visita spiegando l’affascinante storia del volto di Cristo nel tempo. Sono giovani provenienti da varie parti d’Italia che meritano un sincero apprezzamento, perché con passione e appropriatezza partecipano ai numerosi visitatori il messaggio della mostra e la stessa storia del Volto Santo, che hanno tutti hanno conosciuto recandosi a Manoppello.
Si entra in gruppi mediamente di trenta-quaranta persone. Al termine del percorso è posta una sezione dedicata al Volto Santo di Manoppello, riconosciuto nella Veronica da p. Heinrich Pfeiffer nel 1999 e quindi al centro negli anni successivi di ulteriori studi e ricerche, culminate dalla visita di Benedetto XVI il primo settembre 2006. Uno schermo presenta sequenze di immagini del Volto Santo e alcune sovrapposizioni con la Sindone. Poi scatta un servizio della Rai con la sigla d’apertura del TG1 Rai del 31 maggio 1999 e che segnalano tra i titoli di testa “Il ritrovamento in Abruzzo della Veronica scomparsa da secoli”, con a seguire un servizio del vaticanista Fabio Zavattaro, comprendente un’intervista a p. Pfeiffer nel corso di una conferenza presso la stampa estera in Italia. La visita della mostra termina. I giovani applaudono, mentre lasciano pensosi l’area al gruppo che segue immediatamente dopo.
E’ lo scrittore tedesco ad iniziare il suo intervento chiedendo ai presenti cosa pensano rimarrà in futuro nella storia di questo papa. Qualcuno risponde “le sue dimissioni”. E’ ancora Badde a sostenere che quella visita del 2006 a Manoppello, insieme alla vicenda delle dimissioni sull’esempio di Celestino V, saranno probabilmente gli unici momenti storici del pontificato di Benedetto XVI destinati ad essere ricordati in futuro. “Con quella visita un papa tornò ad inginocchiarsi davanti alla Veronica dopo quasi cinque secoli”, sottolinea Badde, che fa notare come da allora il papa abbia frequentemente inserito nei suoi discorsi il richiamo al “volto umano di Cristo”.
“Quando venne a Manoppello”, racconta ancora Badde, “sapeva già tutto su quel volto. L’allora cardinale Ratzinger, prima di diventare papa, era stato mio vicino di casa. Lo avevo tenuto informato su tutte le mie ricerche sul Volto Santo e fu il primo al quale diedi una copia del mio libro sul Volto Santo, appena pubblicato in Germania nel 2004. Per lui fu inevitabile farsi pellegrino a Manoppello”. Il suo libro è stato un successo internazionale, finora tradotto in sette lingue. Negli Stati Uniti è uscito con il titolo “The face of God”.
“Quando venne a Manoppello”, racconta ancora Badde, “sapeva già tutto su quel volto. L’allora cardinale Ratzinger, prima di diventare papa, era stato mio vicino di casa. Lo avevo tenuto informato su tutte le mie ricerche sul Volto Santo e fu il primo al quale diedi una copia del mio libro sul Volto Santo, appena pubblicato in Germania nel 2004. Per lui fu inevitabile farsi pellegrino a Manoppello”. Il suo libro è stato un successo internazionale, finora tradotto in sette lingue. Negli Stati Uniti è uscito con il titolo “The face of God”.
L’incontro con i giovani, aperto da Raffaella Zardoni, principale organizzatrice della mostra, che spiega come dopo aver conosciuto il Volto Santo abbia sentito la necessità di ricercare immagini della Veronica, soprattutto anteriori al XVI secolo, con il progetto “Veronica-Route”, sollecitando sul web chiunque a segnalare da qualsiasi parte del mondo affreschi, quadri e illustrazioni sul tema, presenti in chiese, musei e collezioni, per constatare progressivamente l’importanza della Veronica nella storia della cristianità e la sua straordinaria diffusione.
“Oggi”, ammette, “ho difficoltà ad aggiornare il sito, con oltre mille immagini che attendono di essere inserite sul sito http://raffackfav.wordpress.com”. Ma la ricerca è destinata a continuare.
“Oggi”, ammette, “ho difficoltà ad aggiornare il sito, con oltre mille immagini che attendono di essere inserite sul sito http://raffackfav.wordpress.com”. Ma la ricerca è destinata a continuare.
Badde nel rispondere ad alcune domande sull’importanza di questa immagine, precisa che essa “non rappresenta un mito, un’astrazione, ma un volto reale” che, a suo parere, costituisce “il più grande tesoro dell’umanità e dei cristiani in particolare”. Sotto quest’aspetto, prosegue, “non è facile comprendere l’atteggiamento di ostilità, di diversi sindonologi, purtroppo anche da parte di taluni religiosi, rispetto al Volto Santo di Manoppello.”
E’ stato infine richiesto un approfondimento sulle tesi che p. Pfeiffer avanzò nel corso della conferenza stampa internazionale indetta a Roma il 31 maggio 1999, in cui sostenne l’identificabilità della Veronica nel Volto Santo. Sono stato invitato a rispondere essendo stato l’organizzatore di quell’incontro in cui le ipotesi sul Volto Santo furono comunicate al mondo, insieme ad alcune valutazioni sulla inspiegabilità del velo sulla base delle immagini analizzate dal prof. Donato Vittore dell’Università di Bari. Ho precisato che quella conclusione poggiava su anni di studi del professore tedesco, diretto alla ricerca del modello che ispirò la raffigurazione di Cristo nel tempo. Quel volto fu individuato nel Volto di Manoppello, allora conosciuto solo in ambito strettamente locale. Il “volto ritrovato”, appunto, che non appartiene a nessuna scuola artistica.
mercoledì 14 agosto 2013
Meeting Rimini 2013: "Il Volto Santo di Manoppello"
http://www.tempi.it/meeting-rimini-2013-volto-santo-manoppello-mostra-tratti-inconfondibili-cristo-velo-veronica#.Ugsz46xH7cc
Meeting Rimini 2013. Nel volto di Manoppello i tratti inconfondibili di Cristo
agosto 13, 2013 Daniele Guarneri
Intervista a Raffaella Zardoni, curatrice della mostra dedicata al misterioso velo ritrovato in Abruzzo, al centro di leggende, miracoli e ora di ipotesi storiche coraggiose. Anche Benedetto XVI volle vederlo
«Gli uomini hanno perduto un volto, un volto irrecuperabile e tutti vorrebbero essere quel pellegrino che a Roma vede il sudario della Veronica e mormora: “Gesù Cristo, Dio mio, Dio vero, così era dunque la tua faccia?”» (Borges, L’Artefice)
Leggende, fantasie, o pura realtà? Sono vicende intricate quelle legate agli antichi ritratti di Cristo, autorevoli modelli di un viso dai tratti inconfondibili, riconoscibile lungo tutta la storia, in Occidente come in Oriente. Ma da dove nasce l’interesse diffuso per il Volto Santo lungo la storia della Chiesa? Perché cerchiamo il suo volto? E perché non smettiamo di cercarlo dopo averlo trovato? Quale attrattiva suscitano sul cuore dell’uomo i suoi tratti inconfondibili? «Per rispondere a queste domande ci siamo imbattuti in un’intricata storia che attraversa tutti i secoli e i paesi cristiani. È la storia di un ritratto di Cristo, acheropita, cioè non fatto da mani d’uomo, protagonista di innumerevoli racconti, leggende e miracoli. L’obiettivo del percorso è quello di conoscere le storie di questi ritratti con il desiderio di prendere consapevolezza di cosa abbia significato e cosa possa significare per noi questo dono che Cristo stesso ci ha lasciato», spiega Raffaella Zardoni, principale curatrice della mostra “Il Volto ritrovato. I tratti inconfondibili di Cristo” presente nel padiglione C5 del Meeting di Rimini.
La memoria di un’immagine acheropita è evocata da due racconti significativi: in Oriente, quello del Mandylion, un panno sul quale Gesù avrebbe impresso la sua immagine rispondendo al desiderio di Abgar re di Edessa; in Occidente, quello del velo con cui Veronica avrebbe asciugato il volto di Gesù sulla via del Calvario. Fonti letterarie e storiche ricordano poi un altro ritratto su stoffa, più antico di questi, che riceve il nome dalla città della Cappadocia in cui apparve: Kamoulianai, Camulia. L’immagine, portata a Costantinopoli nel 574, seguirà Giustiniano come labaro nelle campagne d’Africa e Persia e a esso saranno attribuite molte delle vittorie imperiali. Infine, il Volto Santo di Manoppello conservato in un santuario alle pendici della Majella (Abruzzo), un ritratto di Cristo, su velo quasi trasparente, che non sembra riconducibile ad alcuna tecnica di pittura su tessuto (nella foto a destra).
«Questi sono i quattro acheropiti di Cristo di cui si tratterà nella mostra, tutti su stoffa e tutti che – secondo le fonti – rappresentano il solo volto di Gesù vivo, con gli occhi aperti. Altra caratteristica comune è la misteriosa apparizione, con relativo periodo di grande fama che ne certifica l’esistenza, e la successiva misteriosa scomparsa che rende invece molto complessa e controversa la ricostruzione storica».
Tre di questi veli sono considerati perduti: la Camulia in una data imprecisata prima delle lotte iconoclaste. Il Mandylion durante il sacco di Costantinopoli del 1204, avvenuto per mano degli stessi cristiani che avrebbero dovuto dirigersi in Terra Santa per la quarta crociata. Della Veronica romana si hanno le prime tracce nel 1206, quando papa Innocenzo III istituì una processione con un ritratto del Salvatore che il popolo chiamava Veronica. Ad essa è attribuita anche la prima indulgenza legata a una immagine; forse anche per questo è diventata la più importante reliquia della cristianità per quattro secoli, la cui visione era termine e coronamento dei pellegrinaggi a Roma. La fama di questo Volto inizia a sbiadire dopo il sacco di Roma del 1527 (anche se un’immagine illeggibile è ancora conservata in San Pietro). «Della Veronica romana si hanno moltissime tracce, Petrarca e Dante ne parlano nei loro capolavori: “Qual è colui che forse di Croazia viene a veder la Veronica nostra, che per l’antica fame non sen sazia, ma dice nel pensier, fin che si mostra: ‘Signor mio Iesù Cristo, Dio verace, or fu sì fatta la sembianza vostra?’” (Dante, Divina Commedia). E se in molti credevano nell’originalità di quel Volto Sacro, non mancavano quelli che invece lo contestavano, come un cavaliere danese che confessò a santa Brigida che quello non era il vero sudario della Veronica e che era follia venerare quel velo. “A queste parole santa Brigida si pose in orazione, nella quale le apparve il suo Celeste Sposo, e le disse: ‘Che ti ha detto quel superbo vantatore? Che questo non è veramente il mio Sudario? Or ti assicuro, che siccome avvicinandosi la mia dolorosa passione versai dal mio corpo sudore di sangue, così è vero che in quel velo si contengono i sudori della mia fronte impressi per la futura consolazione degli uomini’” (Santa Brigida, Rivelazioni).
«L’idea della mostra è nata proprio quando ho scoperto questo Volto, nel 2010. Io sono una disegnatrice, in quel periodo stavo illustrando un Vangelo per ragazzi e avevo il problema di come raffigurare il Signore. Quando mi sono imbattuta nel Volto di Manoppello sono rimasta stupefatta. Nessuna fotografia rende la consolante bellezza di quel viso che rispetta ogni caratteristica dei volti di Cristo, ma resta imparagonabile a qualsiasi ritratto. Porta i segni della Passione: il naso disassato, le labbra gonfie e insanguinate, il segno del colpo sulla guancia. Incontrando il suo sguardo si sperimenta cosa significa che Dio si fa specchio dell’uomo, assumendo su di sé tutti i suoi peccati; mentre l’uomo, nell’incontro, riguadagna la vita. È stata una sorpresa scoprire l’importanza che ha avuto il Volto di Cristo nella Chiesa, e che ciò che muoveva i pellegrini verso Roma era proprio il desiderio di vederlo, di contemplarlo. E una volta tornati a casa ne facevano una copia per farlo conoscere e poi venerare a tutta la popolazione, di generazione in generazione. Nella mostra abbiamo desiderato far conoscere questa storia e il movimento di tutta l’Europa verso il Volto di Cristo. Ne abbiamo trovato traccia perfino in Finlandia. Ci siamo concentrati non tanto sul particolare momento in cui Dio ci ha donato la reliquia, quanto sul perché ci è stato fatto questo dono. Le risposte sono tante e Gesù le ha seminate nel corso del tempo. Ma una più di tutte ha riacceso la mia speranza, quella data a santa Brigida: “Ho lasciato questo velo per la futura consolazione degli uomini”. È una storia affascinante, complicata; sembra quasi un giallo, i romanzi di Dan Brown in confronto non sono niente. La Camulia persa prima delle lotte iconoclaste, il Mandylion trafugato da Costantinopoli durante lo scisma, la Veronica dispersa durante il sacco di Roma e di cui per secoli non si è più saputo nulla. Fino ai giorni nostri, fino al Volto ritrovato di Manoppello, proprio in un momento dove sembra che l’Europa abbia perso l’amore per Cristo. Ma se Gesù è riuscito a farsi amare già una volta, e le tracce del Volto Santo in tutto il mondo lo dimostrano, perché non dovrebbe riuscirci ancora? Questo ritrovamento non può che essere per noi un segno di speranza».
* * *
LA MOSTRA E LA VISITA A MANOPPELLO
La mostra “Il Volto ritrovato. I tratti inconfondibili di Cristo” è stata realizzata da Raffaella Zardoni, Paul Badde, Emanuele Colombo, Michele Colombo, Paolo Martinelli, Paola Moretti, Cristina Terzaghi, e nella settimana del Meeting (18-24 agosto) si troverà nel padiglione C5 della Fiera di Rimini. Giovedì 22 agosto è prevista una visita in giornata a Manoppello.
La mostra “Il Volto ritrovato. I tratti inconfondibili di Cristo” è stata realizzata da Raffaella Zardoni, Paul Badde, Emanuele Colombo, Michele Colombo, Paolo Martinelli, Paola Moretti, Cristina Terzaghi, e nella settimana del Meeting (18-24 agosto) si troverà nel padiglione C5 della Fiera di Rimini. Giovedì 22 agosto è prevista una visita in giornata a Manoppello.
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sabato 15 giugno 2013
Il Premio Nobel per la pace Lech Walesa al Volto Santo di Manoppello
Lech Walesa tra la spiritualità del Volto Santo e il ricordo dei minatori di Marcinelle
di Antonio Bini
MANOPPELLO (Pescara) – L’ex premier polacco e leader di Solidarnosc Lech Walesa ha visitato il Santuario del Volto Santo di Manoppello dove è stato accolto dai padri cappuccini, con il padre provinciale p. Carmine Ranieri
e dalle suore polacche del Santissimo Sangue, da alcuni mesi presenti
nel paese abruzzese. L’ex presidente polacco, cattolico praticante, si è
prima raccolto in preghiera davanti e poi ha seguito con attenzione le
spiegazioni di p. Ceslao Gadacz, cappuccino polacco che appartiene alla comunità di Manoppello.
Il religioso ha ricordato che era un giovane seminarista quando conobbe il leader di Solidarnosc nel convento dei cappuccini di Cracovia in quel travagliato 1989. Diverse le domande del premio Nobel per la Pace a proposito delle origini del Velo e della sua presenza a Manoppello. Walesa ha chiesto quali sarebbero i motivi per cui il Vaticano non riconosce l’autenticità storica del Volto Santo. Al riguardo, p. Ceslao ha illustrato gli studi che conducono alla identificazione del Volto di Manoppello nella Veronica, in questi ultimi anni grazie anche all’apporto di ricercatori polacchi.
Il leader di Solidarnosc ha desiderato sapere se Giovanni Paolo II era stato a Manoppello.
Gli è stato riferito che il Papa aveva amato e frequentato molto
l’Abruzzo e le sue montagne, ben oltre le limitate visite ufficiali e
che non era del tutto da escludere una sua visita informale nel
santuario, in un giorno feriale, come un qualsiasi pellegrino, come in
passato alcune voci avevano peraltro segnalato. E d’altra parte, il Santuario del Volto Santo
fuori del paese e fino a non molti anni fa era poco frequentato e ben
si prestava a visite in incognito che potevano rimanere inosservate,
soprattutto in un giorno feriale, come il martedì, solitamente prescelto
per queste uscite dai palazzi vaticani.
Dopo la morte era stato lo stesso suo segretario, Stanislao Dziwisz, poi divenuto cardinale e arcivescovo di Cracovia a svelare nel suo libro “Una vita con Karol” (ed. Rizzoli, 2007) come il Papa polacco si fosse rifugiato in Abruzzo
oltre cento volte, per pregare, camminare in montagna o semplicemente
per sciare, utilizzando lo skipass come un qualsiasi sciatore. Occorre
anche precisare che Giovanni Paolo II era informato delle tesi di p. Heinrich Pfeiffer, il primo studioso a rendere pubbliche le sue ricerche sul Volto Santo sin dal 1991.
Secondo quanto rivela Saverio Gaeta nel suo saggio “L’Enigma del Volto di Gesù”,
il papa polacco, ormai fisicamente provato, nel 2000 chiese ai canonici
che gli fosse portato nel suo appartamento il quadro custodito in San
Pietro. Dopo averlo attentamente osservato si rese conto personalmente
dell’inconsistenza dell’immagine, una circostanza che confermava che la
Veronica non era più in Vaticano da secoli. La stessa lettera “Tertio Millennio Ineunte”
– a conclusione del Grande Giubileo del 2000 – può essere letta come
l’invito insistito del Papa, ormai anziano e sofferente, a ricercare il
Volto di Cristo, tangibile nel Velo di Manoppello e nella Sindone di Torino, quale messaggio consegnato al terzo millennio.
Questi aspetti dovrebbero essere meglio approfonditi proprio grazie alla preziosa testimonianza del card. Stanislao Dziwisz. Per Lech Walesa
l’inevitabile ricordo della figura del grande papa polacco sembra
rafforzarsi quando scopre con sorpresa la presenza di altri religiosi
polacchi a Manoppello, quando sr. Immaculata insieme a sr. Pia,
dell’ordine del Santissimo Sangue, da circa due anni a Manoppello, lo salutano familiarmente “Szczesc boze panie Prezydencie” (“Dio ti accolga signor Presidente”). Incredulo risponde “Anche le suore sono venute qui dalla Polonia !”.
E’ venuto ad incontrarlo a Manoppello, anche don Dariusz Stancryk, attualmente in Italia e alla fine degli anni ottanta giovane prete e cappellano di Solidarnosc nella città di Skarżysko-Kamienna.
Anche con don Dariusz il ricordo corre sul filo della memoria di quegli
anni difficili, in cui l’Episcopato polacco, con l’aiuto di Papa Wojtyla
sosteneva come poteva il movimento sindacale cattolico guidato da
Walesa, anche assistendo in carcere quanti venivano arrestati come
attivisti del sindacato. Prima della visita alla Basilica, l’ex leader
di Solidarnosc ha voluto rendere onore alla memoria dei minatori morti
nel disastro minerario di Marcinelle in Belgio, avvenuto l’8
agosto 1956, che riposano a pochi metri di distanza dal Santuario, a
fianco dei cappuccini scomparsi. Le vittime furono 262 provenienti da
vari paesi europei. 136 furono gli emigranti italiani deceduti, con Manoppello che pagò il prezzo più alto, con 22 morti, mentre altri provenivano da paesi vicini, come Lettomanoppello, Turrivalignani e San Valentino.
Da quest’ultimo paese, proviene la famiglia dell’attuale premier del Belgio Elio Di Rupo, anch’egli figlio di un minatore. Storie di miseria, di dolore, ma talvolta anche di riscatto sociale per i figli di tanti “musi neri”,
come venivano spregiativamente chiamati gli emigranti italiani che
lavoravano nelle miniere di carbone e soprattutto più dignitose e sicure
condizioni di lavoro. La tragedia coinvolse altri minatori che
lasciarono la propria terra alla ricerca di un lavoro, emigrando anche
dalla Polonia e da altri paesi. Una sciagura mineraria che sembrò ripetere la tragedia avvenuta 49 anni prima, il 6 dicembre 1907 a Monongah,
West Virignia, nella miniera di carbone della Fairmont Coal Company: il
più grave disastro della storia americana, con un numero di morti che
rimase imprecisato. Anche questa tragedia, spesso etichettata come la
“Marcinelle americana”, vide perire numerosi emigranti, principalmente
italiani, polacchi e ungheresi.
Ad accogliere Lech Walesa alcuni ex minatori e familiari di
caduti, i sindaci di Manoppello e di altri comuni del circondario, in
una breve e sentita cerimonia. Nel corso della giornata, il sindacato
dell’UGL, per iniziativa di Geremia Mancini, ha consegnato a Walesa la “Lampada del Minatore”, riconoscimento che da alcuni anni è assegnato a personaggi che si distinguono nella memoria di Marcinelle
e nelle lotte per il lavoro e la sicurezza dei lavoratori.
L’assegnazione al leader polacco riconosce in Lech Walesa una icona
delle lotte del lavoro e del sindacalismo in difesa delle classi
lavoratrici.
Nel piccolo museo etnografico visitabile nel Santuario, attiguo alla
sala che raccoglie gli ex voto, è esposto il casco appartenuto a Geremia Iezzi, l’ultimo minatore risalito dalle viscere quel tragico 8 agosto 1956, prima dell’esplosione della miniera di Bois de Cazier di Marcinelle. Prima del commiato, il rettore della Basilica ha donato all’illustre ospite l’edizione polacca del libro di Paul Badde e un filmato del Volto Santo. L’emozionato Walesa si congeda lasciando il suo breve, semplice ma intenso messaggio sul registro degli ospiti: “Ti ringrazio Signore Dio per quello che mi capita oggi”.
domenica 5 maggio 2013
Le pupille del Volto Santo di Manoppello non sono completamente allargate
Attenzione a dire che le pupille del Volto Santo sono completamente aperte, perché questo non è vero!
Il
messaggio errato che in questo modo si dà di questi occhi, fa mettere
in dubbio che l' Effigie del Cristo - il cui sguardo vivo è invece
rivolto verso una fonte di luce che è quella celeste proveniente dal
Padre - non contenga il segno della Trasfigurazione.
Nel Volto Santo di Manoppello le pupille sono ristrette ma presentano un'anisocoria; ciò significa che una è un pò più allargata dell'altra, poiché il Signore, durante la Sua Passione, aveva ricevuto un forte trauma cranico.
Nel Volto Santo di Manoppello le pupille sono ristrette ma presentano un'anisocoria; ciò significa che una è un pò più allargata dell'altra, poiché il Signore, durante la Sua Passione, aveva ricevuto un forte trauma cranico.
Occhio
sinistro ingrandito del Volto Santo di Manoppello fotografato con uno
schermo scuro retrostante: pupilla stretta rivolta verso una fonte
luminosa che è la Luce Celeste della Trasfigurazione del Padre. Per chi
ha l'occhio allenato, a destra vediamo nella cornea i raggi dei
capillari e sotto alcune ecchimosi. Cliccare sull'immagine per vederla
ingrandita.
Stesso
occhio fotografato in trasparenza, cioè con una fonte luminosa
derivante da dietro in modo obbliquo: da questa immagine possiamo
osservare i nodini del bisso sparsi qua e là ma non i pigmenti di
un'eventuale pittura, poiché ogni foro, determinato dall'ordito e la
trama - e che è equivalente in misura a due o tre capelli accostati
assieme - non è coperto per l'appunto da pigmenti mischiati a sostanza
di apporto (collagene).
Osservazione dello stesso occhio visto con due illuminazioni differenti. Cliccare sopra le immagini per vederle ingrandite.
Articolo
preso dal blog "Tu e il Paradido" dove si cita una breve spiegazione
della reliquia di Manoppello, fornita dai Padri Cappuccini ai pellegrini,
in cui è specificato che le pupille del Santo Volto sarebbero
completamte allargate.
http://blog.libero.it/TueilParadiso/12054552.html
« Se ciai la forza de veni... | "Tutti dormono e a Dio,... » |
Caso unico al mondo: l'immagine è visibile da entrambe le parti in modo identico.
Post n°154 pubblicato il 22 Aprile 2013 da osservandoilparadiso
Questa reliquia di origine ignota giunse a Manoppello nel 1506, portata da uno sconosciuto pellegrino, scomparso senza lasciare traccia subito dopo aver consegnato il Velo al fisico Giacomo Antonio Leonelli. È tuttora conservata nel paese abruzzese, nell'omonimo Santuario.
Il Volto Santo?
E' l'immagine di un volto maschile con capelli lunghi, la barba divisa a bande e sopra la fronte, nel mezzo, si trova un ciuffo di capelli, corti e mossi a mo' di vortice.
Le guance sono disuguali: una più arrotondata dell'altra, si mostra rigonfia.
Gli occhi guardano intensamenteda una parte e verso l'alto, mostrando il bianco sotto l'iride; mentre, le pupille sono completamente aperte ma in modo irregolare.
Le misure del panno sono 17x24 cm.
Il velo è tenue, i fili orizzontali del tessuto sono ondeggianti e di semplice struttura, l'ordito e la trama si intrecciano nella forma di una normale tessitura.
Caso unico al mondo in cui l'immagine è visibile identicamente da ambedue le parti.
Le tonalità del colore sono sul marrone, le labbra sono di colore leggermente rosse, sembrano annullare ogni aspetto materiale.
Non sono riscontrabili residui o pigmenti di colore.
Colori naturali nel Volto Santo
(P. Carmine Cucinelli a colloquio con H. Pfeiffer) ecco alcune domande:
Perché non può essere una pittura?
il
Volto Santo non può essere per niente una pittura. Per diverse ragioni.
Se uno dipinge con la massima perfezione le due parti di un telo, non
risulta mai la totale trasparenza come nel Volto Santo di Manoppello.
Poi si deve considerare che la Sindone si può vedere solo ad una
distanza di almeno un metro e cinquanta. Perciò non si può mai copiare
tutti i dettagli così che corrispondano elemento per elemento. Difatti
nessun copista ha potuto fare fino ad oggi una perfetta copia della
Sindone con mezzi puramente artistici. Poi il presunto pittore dovrebbe
girare il tessuto e dipingere dall’altra parte con altrettanta
perfezione. Si vede chiaramente che questo procedere non fu possibile
per nessun artista, quantomeno per uno del I o II decennio del
Cinquecento. Per ultimo, se uno si mette a guardare il Volto e si
muove a destra e a sinistra, ad un certo momento vede le labbra rosa e
poi sparisce questo rossore e le labbra diventano brune. Se uno illumina
diagonalmente dal di dietro, si vede solo un chiaro bruno in diverse
tonalità, sparisce il rosa del tutto. Se uno illumina dal davanti, viene
fuori un bruno più intenso ed anche il rosso delle piaghe della corona
di spine alle tempia. Se si toglie del tutto questa illuminazione
artificiale, i colori spariscono e viene fuori nella figura un leggero
grigio. Quando si possono osservare meglio tutti questi cambiamenti, è
durante la solenne processione di maggio, con la luce del giorno
all’aria aperta.
Come si spiegano questi colori che cambiano. Se sono colori, come all’occhio appare, di che natura sono?
Tale oscillazione di colori si riscontra solo nella natura stessa.
Può fare qualche esempio di colorazione naturale che cambia?
Si.
Nei pesci del Mar Caraibico o nelle ali di farfalle in zone tropicali
che oscillano, secondo l’angolatura, tra l’azzurro e il grigio. In
realtà nella natura non esistono colori, ma qualsiasi oggetto colpito
dalla luce bianca, assorbe una parte della luce e riflette il colore
complementare, per esempio assorbe il verde e riflette il rosso. Il
fenomeno dell’oscillazione è dato così che la superficie dell’oggetto ha
diverse angolature e secondo queste angolature, riflette a volte uno e a
volte un altro colore. Quindi i fili del tessuto del Volto Santo devono
essere cambiati o in superficie o dentro per permettere lo stesso
fenomeno. Nessun artista con alcuna tecnica, conosciuta e non
conosciuta, può cambiare un tessuto in questa maniera da permettere il
fenomeno. in altre parole: si deve distinguere il tessuto dall’immagine.
Il tessuto finissimo è opera umana, l’immagine che si vede in esso
non lo è. Questa immagine si comporta come un fenomeno che si riscontra
nella natura. Questa combinazione inseparabile tra opera umana
(tessuto) e fenomeno naturale (immagine), possiamo solo chiamare con la
parola “miracolo”; un miracolo che perdura finché il tessuto non si
corrompe. C’è ancora un’altra ragione che esclude qualsiasi pittura. Un
tessuto così fine, dichiarato come bisso marino da Chiara Vigo, l’unica
tessitrice conosciuta di questo materiale, si riscontra solo
nell’antichità. Ma un bisso marino si può “tingere”, per esempio
metterlo a bagno di porpora, ma non vi si può “dipingere” sopra. Il sale
rimanente tra i fili farà presto o tardi staccare dai fili qualsiasi
colore.
Gerusalemme - Manoppello
Si
è indotti a pensare che il Volto Santo e la Sacra Sindone abbiamo lo
stesso periodo, proprio perchè le due immagini sono perfettamente
sovrapponibili.
Si
è giunti alla conclusione, attraverso studi e analisi, che la Sacra
Sindone è l'immagine del corpo di un uomo crocifisso e morto secondo il
racconto dei Vangeli, quindi anche il Volto Santo di Manoppello si è
formato nella tomba di Gesù a Gerusalemme quando esso fu posto con tutta
probabilità in fretta sopra la Sindone. Sul sottilissimo sudario con la
finissima immagine, conservata oggi nel Santuario presso Manoppello,
ritrovato nella tomba ormai vuota nella mattina di Pasqua, possiamo fare
due ipotesi:
- La prima suppone che lo abbia avuto la Madre Maria, cui spettava quasi di diritto; lei, così possiamo pensare, lo portò con sé. Da lei sarebbe passato a Giovanni, quindi prima ad Efeso e poi in qualche altra località dell’Asia Minore.
- Oppure, seconda ipotesi, sarebbe rimasto unito alla Sindone, separato da essa in un tempo molto posteriore come P. H. Pfeiffer ha opinato nel suo libro “Das echte Christusbild”, del 1991.
Se si segue la seconda
ipotesi, allora, come scrive Giorgio Cedreno, nel 574 un’icona
“acheiropoietos” viene trasportata da Camulia in Cappadocia a
Costantinopoli. È un oggetto talmente simile che potrebbe trattarsi
molto probabilmente dello stesso Velo che si conserva oggi nel Santuario
abruzzese.
Rimase a
Costantinopoli fino al 705, quando l’immagine di Camulia sparì dalla
capitale dell’Impero. L’immagine di Camulia è il primo oggetto che viene
definita "acheiropoietos”, cioè non fatta da mani umane.
In
una poesia di lode del poeta Teofilatto Simocatta, scritta per la
vittoria delle truppe bizantine nella battaglia presso il fiume Arzamon
(586), ottenuta per la presenza dell’immagine, la descrive come “non dipinta, non tessuta, ma prodotta con arte divina”. Giorgio Piside lo chiama “prototipo scritto da Dio”.
Ancora dopo la sparizione dell’immagine, Teofane (758-818) afferma che
nessuna mano avrebbe disegnato quest’immagine, ma “la Parola creativa e
formante tutte le cose ha prodotta la forma” di questa figura
divino-umana. Tutte queste descrizioni dei poeti e storiografi bizantini
si possono giustificare solo per la presenza di un unico oggetto: il
Volto Santo di Manoppello.
Anch’esso,
come prima impressione, sembra essere una pittura, ma quando si esamina
meglio, si scarta subito questa ipotesi. Allora essa potrebbe essere
stata prodotta con la tecnica della tessitura, ma anche questa tesi non
regge. Così si comprende la descrizione “non dipinta, non tessuta” dei
poeti bizantini. Per una immagine come quella di Manoppello, che è
totalmente trasparente e sparisce quasi del tutto quando viene posta
contro il cielo, si deve escludere qualsiasi tecnica conosciuta per la
produzione di un’opera artistica. La gente a Costantinopoli raccontava
che il Patriarca Germano avrebbe affidato l’immagine di Cristo alle onde
del mare agli inizi dell’iconoclastia ed essa sarebbe giunta a Roma nel
tempo del Papa Gregorio II.
A
Roma si parla di una “Acheropsita” che il Papa Stefano II avrebbe
portato in processione quando il re longobardo Aistulfo assedia la città
nel 753. Questa “Acheropsita” è il Volto Santo della Cappella Sancta
Sanctorum del Palazzo lateranense dei Papi. È una icona sul cui volto si
trovava incollata una tela dipinta con il volto di Cristo.
Si
pensa che il primo velo incollato fu proprio il Volto Santo di
Manoppello. Non si poteva escogitare un miglior nascondiglio per
un’immagine su un velo che sovrapporla ad un’icona. Così l’imperatore
bizantino non avrebbe potuto mai scoprire il furto della sua
“acheiropoietos” ed essa poteva sempre essere venerata nella liturgia
pontificia. Quando gli imperatori bizantini persero pian piano il loro
potere e il loro influsso sull’Italia, il Velo poté essere staccato di
nuovo dalla sua icona, essere sostituito da un velo dipinto e
trasportato nella cappella in San Pietro che il Papa Giovanni VII aveva
fatto erigere poco dopo che l’immagine di Camulia sparì da
Costantinopoli. Il primo Papa che non dovette più temere il potere
dell’imperatore bizantino fu Innocenzo III.
Egli
promosse per la prima volta il culto e la venerazione del velo con
l’immagine di Cristo, e questa volta il Velo fu chiamato “Veronica”, la
vera icona di Cristo. Il titolo “Volto Santo” rimase all’icona
lateranense.
Questa è la
storia più probabile del Volto Santo di Manoppello secondo le conoscenze
dei documenti e delle immagini acheropite. Rimane una questione aperta:
come e quando i panni funebri, la Sindone e il velo di Manoppello,
furono divisi.
Come
Mandilion di Edessa, la Sindone ha avuto il suo proprio percorso con il
trasporto a Costantinopoli nel 944, il suo temporaneo smarrimento sin
dalla crociata latina del 1204, e il suo riemergere dal buio dei tempi a
Lirey, nella metà del Trecento.
Il
Volto Santo ha fatto il suo viaggio da Gerusalemme a Efeso, da Efeso a
Camulia in Cappadocia, da Camulia a Costantinopoli, da Costantinopoli
alla Cappella Sancta Sanctorum del palazzo lateranense, da qui alla
Cappella della Veronica in San Pietro in Vaticano, infine al Santuario
di Manoppello. Durante questi viaggi lo stesso oggetto, sembrerebbe aver
cambiato nome diverse volte: da immagine “acheiropoietos” di Camulia, a
“prototypos”, a “acheropsita” e “Volto Santo” della Cappella Sancta
Sanctorum, a “Veronica” e finalmente di nuovo a “Volto Santo” in
Manoppello. Questo percorso è una fondata ipotesi; l’identità del Volto
Santo di Manoppello con la Veronica romana, però, è certezza.
sabato 4 maggio 2013
Giorno 17 maggio 2013 Radio Maria al Volto Santo di Manoppello
Venerdì 17 maggio 2013, Radio Maria trasmetterà la Santa Messa delle ore 07, 30 dal Volto Santo di Manoppello. La celebrazione Eucaristica sarà presieduta dal Rettore del Convento dei Cappuccini, Padre Carmine Cucinelli, e l'evento vedrà anche l'eccezionale partecipazione del Coro della Basilica, diretto dal Professore Nicola Costantini.
mercoledì 10 aprile 2013
Milioni di spettatori per il Volto Santo di Manoppello
Milioni di spettatori in tv per il film sul Volto Santo
Alla vigilia di Pasqua, milioni di persone in America Latina hanno potuto vedere su History Channel Latin America, il Volto Santo nel film-documentario «En busca del rostro de Jesus»
Per leggere l'articolo pubblicato da "Il Centro" Edizione di Pescara, cliccare sul link qui sotto
Questi sono i video del film in lingua spagnola scaricati da YouTube
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