Il Vangelo di oggi

MISERICORDIAE VULTUM IN AETERNUM ADOREMUS.."[O Dio] continua ad effondere su di noi il tuo Santo Spirito, affinché non ci stanchiamo di rivolgere con fiducia lo sguardo a colui che abbiamo trafitto: il tuo Figlio fatto uomo, Volto splendente della tua infinita misericordia, rifugio sicuro di tutti noi peccatori bisognosi di perdono e di pace nella verità che libera e salva. Egli è la porta attraverso la quale veniamo a te, sorgente inesauribile di consolazione per tutti, bellezza che non conosce tramonto, gioia perfetta nella vita senza fine .."(PAPA FRANCESCO)

Fotomontaggio realizzato da Antonio Teseo
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venerdì 25 luglio 2025

Il Volto di Gesù secondo la Veronica (Vera Icona)

 







Elaborazione del Volto di Gesù secondo la morfologia facciale del Volto Santo di Manoppello e quindi anche della S. Sindone di Torino (stesso Volto).


L'immagine qui proposta è frutto di un’elaborazione morfologica basata sulle fattezze del Volto Santo di Manoppello e dell'aspetto sindonico. Si tratta di una ricostruzione idealizzata di come potesse apparire il volto di Gesù prima della Passione: un volto sereno, luminoso, ancora privo dei segni della sofferenza e della violenza subita durante la sua passione e morte.

La morfologia facciale del Volto Santo – simmetrica, armonica e intrisa di una dolcezza solenne – suggerisce tratti di straordinaria nobiltà e umanità. Questo volto, che la tradizione identifica come l'immagine miracolosa impressa sul velo della Veronica, sembra restituirci non solo le sembianze fisiche del Cristo, ma anche un riflesso della sua essenza spirituale: misericordiosa, compassionevole, profondamente umana.

La possibile cronistoria del Volto Santo di Manoppello



 Possibile cronistoria del Volto Santo di Manoppello


Dalla Tomba di Cristo all’Abruzzo: Storia, Ipotesi e Testimonianze
A cura di Antonio Teseo – Studioso del Volto Santo di Manoppello e della Sindone di Torino
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1. La Veronica come sudario sepolcrale e l’origine orientale

Secondo l’ipotesi ricostruttiva qui presentata, il Volto Santo di Manoppello corrisponderebbe al sudario menzionato nel sepolcro di Cristo (Gv 20,7), successivamente custodito dagli apostoli e affidato a Maria, la Madre del Signore.

Un'antica versione georgiana del Transitus Mariae (VI secolo), cioè del racconto del trapasso della Madonna, attesta:

> «Dopo l'Ascensione [di suo Figlio], la Vergine Immacolata conservava l'immagine ricevuta dalle mani di Dio, formata sul sudario. La portava sempre con sé, per venerare il volto meraviglioso di suo Figlio. Ogni volta che desiderava pregare, poneva l'immagine verso oriente e pregava fissandola, a mani aperte. Quando il compimento della sua vita terrena fu prossimo, gli apostoli la trasportarono su una barella in una caverna, dove fu posta di fronte all'immagine del suo Figlio.»

Dalla Palestina, la reliquia sarebbe passata per Antiochia, portata a Efeso, luogo dove risiedeva la Madonna insieme all'apostolo Giovanni dopo la morte di Gesù, poi da Efeso ad Antiochia di Pisidia, e infine nascosta a Camulia, in Cappadocia, durante le persecuzioni anticristiane.

Il sudario è identificabile con il Mandilio di Camulia, immagine acheropita (non fatta da mano umana) citata nel Sinassario attribuito a Gregorio di Nissa (392), nei testi di Teofilatto Simocatta e nei poemi imperiali dell’epoca di Eraclio.

392 – Il Sinassario narra il ritrovamento della reliquia a Camulia sotto l'imperatore Teodosio I.

Compendio del Sinassario di San Gregorio di Nissa "Inventio imaginis in Camulianis", cap. 2:

"Ascoltate, fratelli e padri, e racconterò a voi tutti che siete timorati di Dio le cose successe nella nuova Betlemme di Camuliani, e io, l’umile Gregorio, metterò sotto gli occhi di tutti le cose che riguardano la veneranda immagine e la beata Bassa, il cui nome è stato cambiato in Aquilina, cose mostrate dal Santo Spirito a me, che ne sono indegno...
- Queste cose avvennero a Camuliana. Il nascondimento dell'ineffabile e achiropita immagine del Signore avvenne sotto il regno dell'empio Diocleziano, come abbiamo riferito sopra. La riapparizione ebbe luogo invece durante il regno del pio Teodosio il Grande, nell'anno 392, per la gloria dell'Unigenito Figlio di Dio Padre".

VII secolo – Una fonte attribuita al poeta di corte dell'imperatore Eraclio descrive così l'immagine sacra associata al sovrano:
"...la figura divino-umana, che non è stata delineata da mani, ma che è stata formata dalla Parola che tutto forma e crea, senza alcuna circoscrizione, come si realizza la gravidanza senza seme. Fidandosi dell'archetipo che Dio stesso ha disegnato, egli (Eraclio) cominciò le battaglie."

Anche lo storico Teofilatto Simocatta fa riferimento alla cosiddetta immagine di Camulia, definendola:

"L'immagine del Dio incarnato", quindi umanata.

"Si dice, dall'antichità e fino a oggi, che sia stata creata dall'arte divina, che non l'abbiano prodotta mani di tessitore né l'abbia colorata la pasta di un pittore."

Sotto Giustino II (565–578), il Mandilio fu trasferito a Costantinopoli, divenendo palladio imperiale, usato anche durante le campagne militari.

Durante il regno di Giustiniano I, la reliquia fu portata in processione attraverso diverse chiese dell’Impero, con l’intento di rafforzare la fede e la coesione spirituale dei soldati.
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2. Dall’Impero Bizantino a Roma

Nel 636-637, in seguito alla sconfitta dell’imperatore Eraclio nelle battaglie di Yarmuk e Gerusalemme, la reliquia fu catturata dai musulmani come bottino di guerra. Tuttavia, il patriarca Sofronio riuscì a riscattarla dal califfo ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb.

La Camuliana perduta: silenzio, disfatta e propaganda nella corte di Eraclio (636–637)

La presente indagine esplora l'enigmatica scomparsa dell'immagine acheropita nota come Camuliana dopo la disfatta bizantina contro gli arabi nel 636–637. Attraverso l'analisi delle fonti primarie greche, latine e delle testimonianze indirette, si ipotizza che la perdita della reliquia sia stata volutamente occultata dalla propaganda ufficiale, quale gesto di autodifesa retorica e teologica in risposta a una crisi di legittimità imperiale e religiosa.
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La Camuliana, immagine miracolosa di Cristo non fatta da mano d'uomo (acheropita), fu al centro della devozione imperiale nel VII secolo. Tuttavia, a partire dalla disfatta di Yarmuk e dalla caduta di Gerusalemme (636–637), le fonti tacciono improvvisamente sulla reliquia.

Il silenzio delle fonti

Dopo il 636-637, la Camuliana sparisce dalle cronache. Né Teofane il Confessore né le raccolte agiografiche successive la menzionano più. Giorgio di Pisidia, che in precedenza cantava le imprese di Eraclio, tace sul disastro arabo. Non si tratta di lacune casuali: il silenzio è sistematico. Questa reticenza può essere intesa come una damnatio memoriae religiosa, volta a proteggere l'integrità dell'immaginario sacro dell'impero.

Ipotesi di occultamento

L’ipotesi più plausibile è che la Camuliana sia stata catturata durante una delle campagne siriache o perduta nella ritirata. In ogni caso, la sua scomparsa costituiva una ferita teologica: se la reliquia miracolosa era autentica, come spiegare il suo fallimento? La corte di Eraclio, che aveva fatto della vittoria una narrazione provvidenziale, non poteva permettersi una simile contraddizione.

La resa del patriarca di Gerusalemme Sofronio ai musulmani (637)

Sofronio accettò la resa solo in presenza diretta del califfo, rifiutando di trattare con comandanti intermedi. L'accordo comprendeva:
Il pagamento della jizya, il tributo previsto per i non musulmani;
Garanzie di libertà religiosa e tutela delle chiese, delle croci e delle reliquie cristiane, secondo il cosiddetto Patto di ʿUmar.

Testimonianza del vescovo Arculfo

Nel 670, il monaco franco Arculfo, in pellegrinaggio a Gerusalemme, vide nel luogo del Santo Sepolcro il sudario che fu posto sul capo del Signore dopo la morte. Il suo racconto fu trascritto da Adamnano, abate dell’isola di Iona, nel trattato De locis sanctis e ripresa da Beda il Venerabile (VII–VIII secolo).

Versione tramandata da Beda il Venerabile, De locis sanctis, libro III, capitolo 4:
> Testo latino:
“Sudarium quoque, quod fuit super caput Domini in sepulchro positum, ibidem vidit Arculfus in ecclesia, inter reliquias repositum...”

> Traduzione italiana:

“Arculfo vide anche il sudario che era stato posto sul capo del Signore nel sepolcro, conservato là nella chiesa tra le reliquie. Era di lino bianco, di misura media, e su di esso si scorgeva la forma del volto del nostro Signore Salvatore, formata in modo mirabile e con arte ineffabile.”

"Arte ineffabile"

Il termine indica un’esperienza spirituale o una manifestazione che supera ogni spiegazione razionale e linguistica. Deriva dal latino ineffabilis ("non dicibile") e richiama l’ineffabilità del mistero divino.

Beda il Venerabile e la traccia occidentale

Nel De locis sanctis (Lib. III, c. 4), Beda il Venerabile introduce un dettaglio assente in Adomnano: il sudario sepolcrale conservato a Gerusalemme mostrava l'immagine del volto di Cristo "mira atque ineffabili arte formatam." Questo passo, scritto dopo il 700, potrebbe riflettere una sopravvivenza indiretta della Camuliana trasferita in Palestina o confusa con il Mandylion. È possibile che la reliquia, caduta in mano araba, sia stata restituita o collocata nel Santo Sepolcro come segno di resa onorata, come ipotizzato in alcune ricostruzioni moderne.
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Nel 689, l’imperatore Giustiniano II recuperò la reliquia e fece coniare un solidus d’oro con l’effigie di Cristo benedicente, ispirata all’immagine acheropita.
Il califfo fu costretto a firmare una pace che prevedeva la cessione di Armenia, Iberia e Atropatene, oltre al pagamento di tributi annuali con monete recanti l’immagine di Cristo.

Confronti iconografici

L’effigie del solidus divenne modello iconografico per l’arte bizantina e latina. Ecco alcuni esempi significativi:

Cristo Pantocratore del Sinai (VI sec., Monastero di Santa Caterina): sguardo penetrante, simmetria ieratica, barba corta – elementi presenti anche nel Volto Santo.

Cristo Pantocratore di Cefalù (XII sec.): mosaico bizantino che riprende frontalità e proporzioni simili.

Velo della Veronica (XIV sec.): sebbene più tardo, si ispira a un archetipo anteriore, compatibile con il Volto di Manoppello.

Nel 705, dopo il ritorno al potere di Giustiniano II (deposto nel 695), il patriarca Callinico, esiliato a Roma dall'imperatore, portò con sé la reliquia. Essa fu donata a Papa Giovanni VII, che costruì una cappella in San Pietro dedicata alla Madonna parturientis e alla “Veronica” (vera icona).

Le leggende di Santa Veronica associate al sudario

La figura di Santa Veronica nacque come “velo personificato”, probabilmente per occultare l’origine orientale dell’immagine. E come si leggerà più avanti, a tal proposito si decise anche di ritagliare la stoffa del reperto sacro.
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3. La Veronica a Roma, la sparizione e Manoppello

Durante il periodo iconoclasta, la reliquia fu nascosta nella cappella papale di San Lorenzo in Laterano. La sua presenza è documentata nella Tabula Magna Lateranensis.

Tra il X e l’XI secolo fu trasferita a San Pietro, dove venne esposta durante i Giubilei, come testimoniato da Dante Alighieri nel Paradiso (Canto XXXI), in occasione del Giubileo del 1300.

Il culto della Veronica e l’azione di Innocenzo III

Nel 1208, Innocenzo III guidò una solenne processione con la reliquia, concedendo indulgenze a chi la venerava. L’immagine divenne oggetto di grande devozione.

Papa Giovanni XXII scrisse l’inno Salve, Sancta Facies, in cui esaltava la sacralità e la resistenza nel tempo dell'immagine:

> "...Quel color celeste
che in te splende (perché arriva dal cielo)
rimane nel medesimo stato senza cambiare,
né il passar del tempo lo impallidisce.
Ti fece il Re della gloria,
che non può fallire.
Tu non conosci disfacimento
e conservi incorrotto
ciò che il cristiano a te consacra;..."

Cesare Baronio

Nel VI volume degli Annales Ecclesiastici, il cardinale Baronio sostiene che:
Il sudario citato in Gv 20,7 e il velo detto “Veronica” erano lo stesso oggetto, non due distinti;
Egli ne avrebbe trovato prova in un antico libellum d’archivio;

La reliquia venerata a San Pietro era il vero sudario funerario del volto di Cristo. In riferimento a questa reliquia il cardinale cita anche Beda il Venerabile, il quale, nella sua opera "De locis sanctis" scrive che il sudario, un tempo preservato miracolosamente da un incendio, trapassò ai posteri.

La scomparsa nel 1527 e l’arrivo a Manoppello

Durante il Sacco di Roma, la reliquia scomparve. Secondo un’ipotesi, il conte Ascanio I Colonna la sottrasse ai Lanzichenecchi e la portò nel suo feudo a Manoppello.

Secondo Padre Donato da Bomba, la reliquia giunse lì già nel 1506, ma la data potrebbe essere stata retrodatata per eludere l’editto di Urbano VIII:

1629 – Urbano VIII ordina la consegna al Vaticano di tutte le immagini del Volto di Cristo, pena scomunica.

1638 – Donato Antonio de Fabritiis dona la reliquia ai Cappuccini di Manoppello. Nessuna autorità ne rivendica la proprietà.
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Conclusione: una reliquia acheropita, sopravvissuta nei secoli

Tragitto ipotetico del Volto Santo:

Sepolcro → Antiochia → Efeso → Antiochia di Pisidia → Camulia → Costantinopoli → Roma → Scomparsa (1527) → Riapparizione a Manoppello

La tradizione iconografica sostiene che il sudario fosse realizzato in bisso di lino ritorto, identificabile con il tallīt, il manto rituale ebraico. Questo è evocato anche nel racconto evangelico della Trasfigurazione:
> “Il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce” (Mt 17, 1-2)
In controluce, la reliquia appare "candida come la luce", compatibile con la descrizione evangelica.

Il vescovo Arculfo descrive un sudario di bisso lungo circa 2,5 metri. Quando arrivò a Manoppello, secondo Donato da Bomba, misurava 1x1 metro, perché fu ritagliata dopo la sua traslazione avvenuta a Roma.
Nel XVII secolo, un cappuccino ne avrebbe ritagliato la porzione centrale, riducendola alle attuali dimensioni: 17x24 cm.
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Altre fonti storiche rilevanti

Teofane (758–818) – Continuatore della cronaca di Giorgio Sincello: “Nessuna mano ha dipinto quest’immagine; la Parola creativa l’ha generata.”

Matteo di Giovanni (XV sec.) – La Veronica è definita “non dipinta da mano umana”.

Anonimo Vaticano (fine ‘400) – Afferma che la Veronica era custodita in una capsula d’oro dietro l’altare maggiore.

Dopo il 1527, la Veronica scompare dai registri liturgici del Vaticano, lasciando spazio alla possibilità che il Volto Santo di Manoppello sia il suo ultimo riflesso visibile.
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